Nessuna aura onirica ed impalpabile dell’arte tersicorea nello spettacolo tv di Bolle

Il primo dell’anno è passato ed ancora una volta Rai 1 ha voluto iniziare la sua programmazione di prima serata con lo spettacolo “Danza con me” diretto e condotto da Roberto Bolle. Il messaggio che da 4 anni a questa parte l’etoile più amata dagli italiani vuole mandare è questo: “Con la danza esprimiamo i nostri sentimenti e vogliamo creare uno show che sia accessibile a tutti”.

Ottimo intento senza dubbio per cui si perdonano tutte le lacune che ha questo spttacolo che continua (non si sa perchè) a far centro proponendo un programma leggero (troppo) che non rinuncia ad avvicinare il grande pubblico generalista all’arte coreutica senza però riuscire a presentare il vero valore della danza, che certo non sta in quello che abbiamo visto.

Bolle e i quattro ballerini scaligeri

Lo show si è aperto con l’esibizione dei giovani componenti dell’Accademia della Scala che hanno danzato sulla musica di Marracash, che con Cosmo ha rappato sulle note di “Greta Thunberg” (tratto dall’ultimo album “Persona”), e questo è stato senza dubbio uno dei momenti migliori dello spettacolo. Peccato che quei giovani ballerini abbiano avuto quella sola occasione per farsi vedere ed ammirare, mentre al loro posto prendeva campo chi con la danza c’entra poco, ne sa poco e quindi ne parla con altrettanta  poca consapevolezza.

Se l’idea di Bolle di proporre un po’ di storia della danza poteva non essere sbagliata, anzi!, quello che è stato sbagliato è scegliere come portavoce di un argomento così ampio e complesso Giampaolo Morelli che mostrava un comprensibile impegno nel leggere il gobbo per sapere cosa dire riguardo tutto quelle che concerne un mondo così lontano dalla sua conoscenza. Un vero peccato distorcere l’essenza della danza e romanzarla a beneficio dei tempi televisivi.

Quello che si è potuto accettare di buon grado è l’ironia che, come nelle edizioni precedenti, ha ancora una volta ha dimostrato Geppi Cucciari, la quale, conscia del fatto di non conoscere affatto nè la danza nè il mondo che le sta intorno, riesce sempre ad avere la battuta pronta in qualunque situazione che potrebbe essere imbarazzante per lei. Evviva la sincerità!

Bolle e i quattro ballerini scaligeri

Simpatico e ben riuscito anche l’intervento di Virginia Raffaele, ‪che mentre si lancia subito per ballare con Bolle lancia anche una frecciatina a un programma di punta della prima rete della Rai: “L’orchestra della Carlucci no, perché fa Vita Spericolata in versione mambo. Orribile”. Senza dubbio il duetto in cui Bolle “usa” Virginia “suonando” il suo corpo come fosse un violoncello o un violino, è stato azzeccato e diverso dagli altri.

Superfluo l’intervento di Benigni e Matteo Garrone, presenti solo per far pubblicità al loro film Pinocchio. Benigni si è sforzato di far ridere, ma non c’è riuscito per niente. Quello che invece è riuscito maldestramente a dimostrare era che Roberto con il suo saper ballare, saltare ed essere così bello era proprio il burattino perfetto voluto da Geppetto. Chissà se si è reso conto della gaffe…

Neanche Luca e Paolo, qui trasformati in operai sospesi in aria, come i protagonisti della celebre fotografia in bianco e nero “Lunch atop a Skyscraper”, hanno convinto con le loro battute scontate sul mondo della danza. E questo cosa dimostra? Che raccontare la danza in tv non funziona. La danza sta in un mondo vecchio e polveroso che deve rimanere tale perchè solo così è magico, e la sua modernità risiede proprio in questo aspetto (come mi ha scritto un caro amico critico ieri sera). Concetto che condivido a pieno.

Infatti i momenti più alti della serata sono stati quelli con la presenza delle etoile Svetlana Zakharova (che comunque rende meglio sul palcoscenico) e soprattutto con Silvia Azzoni, Principal dell’Hamburg Ballett, di cui si è apprezzata l’intensa esecuzione da un brano del balletto “La strada” di Mario Pistoni.

Roberto Benigni, Roberto Bolle e Matteo Garrone

Bravi i quattro scaligeri Nicola Del Freo, Christian Fagetti, Mattia Semperboni e Gioacchino Starace, un contorno d’eccezione per Bolle nella coreografia di Marco Pelle, LXIV.

Concludiamo dicendo che lo show di Bolle, rendendogli atto che riscuote sempre tanto successo, distorce (forse senza neanche averne la consapevolezza) il mondo tersicoreo. Perché la danza, che lo si voglia o no, non è nazional popolare per sua vocazione e per renderle un reale servizio e un doveroso tributo necessita di un grande rispetto sulla sua atmosfera e sulla sua genesi. La danza ha bisogno di continuare a vivere nella sua aura onirica ed impalpabile coi propri codici, riti e rituali (e con questo continuo a far uso delle parole del caro amico critico), che ahimè la TV annienta tutti.

Francesca Camponero

[Nella foto in alto, Roberto Bolle e Beatrice Carbone]

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