Alla Scala il dramma di Pushkin tradotto in danza da Cranko appassiona sempre

Nicoletta Manni

Onegin viene normalmente considerato come l’espressione più perfetta del cosiddetto ”stile Cranko”. Tanto da Ashton, quanto dalla de Valois, Cranko ereditò quella fluidità coreografico/narrativa che non si arresta mai per dare spazio a superficiali dimostrazioni di bravura tecnica, ma a differenza di Ashton e della de Valois Cranko non prende in considerazione i manierismi convenzionali di stampo tardo ottocentesco utilizzando un vocabolario classico accademico più moderno e consono al pubblico della seconda metà degli anni Sessanta.

Il linguaggio coreografico di Onegin infatti si imposta su un vibrante gioco di contrapposizioni dove situazioni puramente classiche si scontrano con idee ed immagini assolutamente teatrali, derivate dalla quotidianità della seconda metà del XX secolo. Lui inserisce con maestria all’interno dell’azione danzata momenti di immobilità che gli permettono di generare effetti drammatici sorprendenti, mettendo anche a fuoco la psicologia dei vari personaggi, senza ricorrere ad alcun clichés della gestualità ballettistica.

Nicletta Manni e Marco Agostino

La gestualità che Cranko usa in Onegin è una gestualità moderna, espressiva al massimo, ma che ha anche qualcosa di metaforico, per questo lascia allo spettatore un gran margine di interpretazione. I gesti che traduce nei sui ballerini sono capaci di evocare una miriade di immagini e che all’interno portano un numero incalcolabile di significati. In questo è senza dubbio più vicino a McMillan, basti pensare alla scena del sogni d’amore di Tatiana, uno dei passi a due più complessi e difficili del repertorio ballettistico moderno, sia da un punto di vista tecnico che interpretativo. Un passo a due che rasenta l’acrobatico per le prese difficilissime costruite ad hoc da chi vuol far ben intendere che qui non siamo davanti ad un classico sogno verginale, ma ad un tormento interiore di colei che in sè cova una forte ed irrefrenabile passione carnale.

Tutto questo per dire che interpretare questo balletto non è assolutamente cosa facile per i quattro protagonisti principali. La replica pomeridiana del 7 novembre prevedeva nel ruolo di Onegin Marco Agostino, e in quello di Lenskij Nicola del Freo, mentre i personaggi femminili Tatiana e Olga erano rispettivamente affidati a Nicoletta Manni e Alessandra Vassallo. Senza dubbio la palma della migliore interpretazione va alla Manni, che da tempo dimostra una capacità espressiva sempre più acccurata e ricercata che fa di lei una ”giovane ballerina” speciale. Già da quando è sdraiata col libro in mano mostra e dimostra quello che è Tatiana, una ragazza di una famiglia povera, che vive in provincia, che Pushkin ha dotato di modestia, poco appariscente, semplicità, ingenuità, ma allo stesso tempo un profondo mondo interiore.

Nicoletta Manni e Marco Agostino

Diversa la ritroviamo nell’ultimo atto, quando sposa del principe Gremin, malgrado la fiamma dell’amore verso Onegin bruci ancora dentro di lei riesce a rifiutarlo. Nell’ultimo passo a due Tatiana rischia di cadere e perdersi di nuovo fra le braccia di Onegin, ma trattiene la sua passione e in un passo a due intenso ricco di virtuosismi tecnici e di gestualità drammatica regala al pubblico momenti davvero emozionanti.

Marco Agostino, se nel primo atto sembra non ancora completamente entrato nel personaggio, si riscatta nel secondo quando il punto di svolta nella vita dell’eroe diventa l’omicidio di Lensky. Onegin inizia improvvisamente a capire l’insignificanza della sua precedente esistenza e quando dopo un lungo viaggio torna a Pietroburgo, è una persona completamente diversa. Assolutamente dentro il ruolo, nell’ ultimo passo a due che esegue con la Manni si riscatta di qualche carenza iniziale.

Nicoletta Manni e Marco Agostino

Ottima anche Alessandra Vassallo in Olga, carattere ventoso, è negligente, civettuola, che differisce totalmente da sua sorella in “innocente fascino” e che la solista scaligera interpreta perfettamente con leggerezza di movimenti e sorriso accattivante.

Anche su Del Freo si può dire che lo si è apprezzato senza dubbio di più nel secondo tempo quando Lensky, poeta irascibile, gentile, romantico, ispirato alla vita, perisce in un duello per mano di Onegin.

Fresco e perfetto il Corpo di Ballo scaligero diretto da Frederic Olivieri.

Lo spettacolo è in scena alla Scala fino a domenica 10 novembre.

Francesca Camponero

[Nella foto in alto, Nicoletta Manni]

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