Romeo e Giulietta di Jean-Christophe Maillot a Martigues

Venerdì  17 e sabato 18 marzo nella grande sala del Théâtre des Salins a Martigues è andato in scena Romeo e Giulietta di Jean-Christophe Maillot. Era la prima volta che il Théâtre des Salins ha ospitato i Balletti di Monte Carlo e sicuramente si può parlare di uno degli importanti eventi della loro stagione.

Romeo e Giulietta di Maillot è indubbiamente un capolavoro del balletto neoclassico, in cui il coreografo francese mette in evidenza  la dualità e l’ambiguità che sono proprie dell’adolescenza, periodo della vita in cui le emozioni, le passioni, gli ideali a volte hanno conseguenze sproporzionate.

Ed è proprio questa analisi ad essere stata d’ispirazione per la coreografia di Maillot che si allontana un po’ dai codici della danza classica tradizionale, mantenendo però lo slancio, l’energia e la grazia intrinsechi nel balletto che rimangono senza tempo. In questa rappresentazione non si assiste alla convenzionale messa in scena  tratta dalla tragedia di Shakespeare che tutti conoscono, bensì Maillot sceglie di raccontare la storia dei due amanti di Verona da un punto di vista molto particolare. Porta infatti lo spettatore a rivedere i flashback dell’anima tormentata di Frate Lorenzo che, pur avendo voluto fare del bene, ha provocato la morte dei due ragazzi.

Una rivisitazione in cui appare secondario il conflitto e la lotta fra le due famiglie rivali con i clan allegati, mentre si profila sempre più il dramma accidentale che pone fine alla vita di due giovani senza dubbio più attratti dai giochi amorosi che preoccupati di pensare all’odio fra i loro due casati.

Maillot come sempre cerca di tratteggiare i profili psicologici di ogni personaggio giocando con coreografie che si concentrano più su piccoli gruppi che sul pieno del corpo di ballo, e nei passi a due fra i due amanti prende senza dubbio ad esempio i grandi maestri come  Ashton e MacMillan. Il finale è a sorpresa e di effetto. Al momento della morte uno dei due accoliti di Romeo si infuria e protesta contro questa rappresentazione metateatrale della morte, una citazione autenticamente shakespeariana, perché rimanda allo spettacolo degli attori girovaghi nel corso dell’Amleto, che in questo caso presagisce la morte dei due giovani, causata dalla cecità dei loro famigliari. Accorgimento commovente, che prepara al finale e determina ancor più il consenso entusiasta del pubblico . Lo spettacolo, complesso e articolato rispetta l’integralità della partitura di Prokofiev.

Le scenografie del pittore Ernest Pignon-Ernest sono minimaliste e senza fronzoli sotto il segno della trasparenza e della leggerezza.

Francesca Camponero

[Le foto di questo articolo sono di Alice Blangero]

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