Les Italiens, il sogno di Alessio Carbone chiude il Festival di Ravello

Stavolta il sipario della danza si è chiuso definitivamente sulla sessantacinquesima edizione del Ravello Festival, quest’anno disegnata sui muri di tutto il mondo con l’obiettivo di minarli fin dalle fondamenta ideologiche. n’ambizione mai celata dalla direzione artistica di Laura Valente, per il secondo anno alla guida della sezione danza del festival wagneriano con intenti spesso al di là della sbarra e delle coreografie.

E se l’anno scorso la pace tra Stati Uniti e Cuba fu condotta fin sopra i tornanti di Ravello, quest’anno sul belvedere di Villa Rufolo abbiamo assistito al passaggio del testimone ideologico tra la Palestina della Batsheva Dance Company di Ohad Naharin all’ensemble palestinese Sareyyet Ramallah con il “Palestinian karma” dello scorso 22 luglio.

dci_5823E poi il gran finale. Sabato 29 luglio si sono dunque spenti i riflettori su uno dei festival più prestigiosi al mondo con un’idea geniale di Alessio Carbone e dei suoi dieci compagni italiani di viaggio in organico al Teatro dell’Opéra di Parigi. Undici moschettieri uniti sotto l’ombrello de “Les Italiens de l’Opéra” diretti dal primo ballerino dell’ensemble di Palais Garnier e supportati dal mecenate francese Bertrand du Vignaud de Villefort che ha sposato la folta schiera dei nostri danzatori d’Oltralpe.

E così l’ultimo appuntamento di Ravello diventa un evento nell’evento, di cui Alessio Carbone si dichiara fiero di esserne portabandiera: sono felicissimo di essere tornato in Campania e soprattutto di ballare sul belvedere di Villa Rufolo. E poi farlo con i miei giovani compagni di viaggio mi ha inorgoglito ancor più perché con Laura Valente abbiamo creato ad hoc una serata davvero speciale. Amo questa terra del sud, così appassionata e piena zeppa di persone e posti meravigliosi. E pensare che il mio migliore amico a Parigi è di Castellammare di Stabia! Con lui ascolto il dialetto napoletano nella città più francese di tutte.

L’idea di esportare il programma de “Les Italiens de l’Opéra” è stata dunque a quattro mani, con un appuntamento preso dieci mesi fa con la direzione artistica del Ravello Festival nell’ottica di superare i confini che dividono Italia e Francia, alla stregua del traforo del Cenisio del 1871 già accennato coreuticamente da Luigi Manzotti nell’Excelsior del 1881.

Ma torniamo a Ravello, provvisoria succursale italiana dell’Opéra, con Alessio Carbone mattatore di una serata indimenticabile, associata a tutto il repertorio classico di Palais Garnier con le griffe di Petit, Bejart, Balanchine, Garnier, Carlson, Bournonville, Araiz e Forsythe. Una serie di titoli inevitabilmente nelle corde degli undici ragazzi e ragazze italiani trapiantati a Parigi a cercar fortuna. E che fortuna!

dci_5714Les italiens è una giovanissima compagine ma con talenti incredibili – racconta Alessio Carbone – e per questo ho voluto lanciarli nel repertorio classico ed anche contemporaneo. In realtà il mio sogno è avere un repertorio tutto nostro ed una tournée italiana almeno nelle regioni di provenienza di ognuno di noi. Sarebbe bellissimo e di sicuro ce la metterò tutta. A cominciare dai titoli rappresentati a Ravello quali “La Sylphide” e “The Middle Somewhat Eleveted”, passando per l’Adagietto” di Mahler che peraltro rappresenta il titolo giusto nel posto giusto. Una musica nata per la natura con una coreografia pensata per l’acqua, magari proprio l’acqua di questo bellissimo della Costiera. Senza dimenticare “Arepo”, creato apposta per me da Maurice Bejart che me l’ha lasciato generosamente in eredità. E poi “Signes” della Carlson con la nostra musa ispiratrice Marie-Agnes Gillot, ospite graditissima de Les Italiens.

La seconda parte della serata è invece stata un omaggio alla nuova danza contemporanea di Simone Valastro e Matteo Levaggi. Il primo è un danzatore dell’Opéra ma con passi da gigante come coreografo. Ha creato in prima assoluta “Bread and Roses the future”, prendendo il titolo da uno dei più bei film del regista inglese Ken Loach per rappresentare una riflessione in danza sul tema dell’immigrazione. Proprio come Matteo Levaggi, coreografo di “Black dust” nella ripresa musicale di Lamberto Curtoni dell’ultimo album di David Bowie “Black star”, altro pioniere della lotta alle barriere ed ai muri del mondo. Il gran finale di “Etude” è invece il marchio di fabbrica de Les Italiens con variazioni degne della grande scuola parigina in vista di una crescita esponenziale dell’ensemble così fortemente voluto da Alessio Carbone.

Massimiliano Craus

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