Gala Mario Porcile: il Nervi International Ballet Festival chiude con il segno più
È grazie ai gala che Jacopo Bellussi si è fatto il suo breve curriculum di organizzatore di spettacoli di danza che gli ha permesso di diventare il direttore artistico del Nervi International Ballet Festival, oltre naturalmente ad essere nativo della città di Genova. Ne ha organizzati tre, tutti a scopo benefico e tutti con il supporto della compagnia in cui ha lavorato fino a pochi mesi fa, ovvero l’Hamburg Ballet. A metterci un po’ di suo anche l’amico di famiglia Carlo Clavarino, presidente di AON.

Diciamo quindi che, in questo senso, una certa esperienza se l’è fatta. Se poi pensiamo che ricalcare l’idea che ebbe Porcile di chiudere l’edizione 1972 del suo festival si chiamò proprio “Gran Gala delle Stelle”, il successo di ieri con un galà dedicato al patron del glorioso festival di Nervi era previsto, scontato e assicurato. Certo, poteva accadere che le varie coppie di danzatori sul palco non si dimostrassero all’altezza delle star del passato, pensiamo ad esempio a Maina Gielgud (oggi collaboratrice di Bellussi alla realizzazione dell’attuale Festival) e Daniel Lommel, Liliana Cosi e Paolo Bortoluzzi, Ekaterina Maximova e Vladimir Vassiliev, Claire Motte e Cyril Atanassof e poi nel 1979 a Maurizio Bellezza e Renata Calderini, primi ballerini del teatro alla Scala, che tornarono nel 1980 nello spettacolo “Nervi mia cara” nel quale Luciana Savignano fu magnifica interprete del “Bolero” di Bejart, ma così non è stato. Gli artisti di oggi sono stati tutti bravissimi regalando al pubblico di Nervi una magnifica serata di chiusura che mette il segno più alla manifestazione.

La serata si è aperta con Pas de Quatre presentato nella messa in scena di Anton Dolin del 1941 e ripreso dalla Gielgud. Ad interpretarlo Ida Praetorius, Cassandra Trenary, Aliya Tanikpaeva e Jessica Xuan, tutte dalla pregiata tecnica tra le quali però spiccava in grazia e bellezza la Trenary, prima ballerina dell’American Ballet Theatre, poi apprezzata anche nel terzo brano della serata, il passo a due dal Romeo Giulietta di McMillan in coppia con Matthew Ball, primo ballerino del Royal Ballet.
A seguire Forme et ligne, creazione di Bejart che esplora con ironia e intelligenza il rapporto tra forma, movimento e suono. Bravissima, seducente e magnetica Ksenia Ovsyanich, prima ballerina dello Statsballet di Berlino, nell’esecuzione di una coreografia dalla struttura geometrica che gioca anche sulla fragilità dell’equilibrio. Un gioiello già apprezzato quando eseguito da Maina Gielgud nel 1970 e ieri riproposto con gran classe.

Il secondo tempo si è aperto con Chant d’un compagnon errant, creazione sempre di Maurice Béjart, su musiche di Gustav Mahler, che debuttò nel 1971 con il duo Paolo Bortoluzzi e Rudolf Nureyev. Il Chant di Bejart è un inno al compositore dei Lieder eines fahrenden Gesellen e il balletto mostra uno studente romantico in lotta con se stesso finché non giunge il fato che, prendendolo per mano, lo calma e lo rasserena. Un intenso duetto maschile che rappresenta lo sdoppiamento del medesimo personaggio tra il dubbio e la certezza. Ad eseguirlo sono stati Jacopo Bellussi, tornato in veste di danzatore, in coppia con Matthew Ball.
Per il terzo tempo si è tornati al balletto romantico con il pas a due dal II atto di Giselle. Sul palco Aliya Tanikpaeva e Dmitry Timofev dell’Hungarian National Ballet. Senza dubbio più coinvolgente Les trois Gnossiennes (su musica di Erik Satie) creato da Van Manen nel 1982. Un dialogo fra due corpi fatto di intimità sospesa, tradotto intensamente da Jessica Xuan prima ballerina del Dutch National Ballet dalle linee eleganti e morbide, e Jakob Feyferlik, primo ballerino del Bayerisches Statsballett.
A chiudere la serata è tornato Bellussi in coppia con Ida Praetorius nel passo a due “in black” dalla Dame aux camélias di John Neumeier, creato nel 1978 per lo Stuttgarter Ballett. Il brano mostra il conflitto di una relazione oramai compromessa, in cui è inevitabile che il dolore e la passione si fondano in una tensione emotiva crescente. I due interpreti ne hanno dato un’esecuzione efficace sotto ogni punto di vista, tecnico e interpretativo, frutto anche di un lungo lavoro costruito con la supervisione di Neumeier all’Hamburg Ballet di cui sono principal.

Insomma potremmo parlare di serata magica proprio come ai vecchi tempi. L’unico neo l’intervento prima dell’inizio: la voce al microfono (da dietro le quinte) di un ex allieva della scuola di Porcile che simulando di parlare col Maestro gli ricordava tutte le sue imprese affermando anche che noi allieve quando il palcoscenico di Nervi era bagnato per l’umido o la pioggia fossimo invitate ad asciugarlo. Personalmente non ricordo che Porcile abbia mai fatto questa richiesta a nessuna di noi, ma tutto può essere.
Certamente sarebbe stato meglio se prima, quest’ultimo spettacolo, fosse stato introdotto da Marco Bucci, per altro presente alla serata. È lui che ha voluto il ritorno del festival, è lui che dopo le prime edizioni miste ha fatto tornare totalmente la danza ed è lui che ha voluto alla direzione artistica del festival Jacopo Bellussi dopo che nel 2024 lo ha insignito del titolo di “Ambasciatore di Genova nel Mondo”. Senza dubbio avrebbe detto cose più interessanti tralasciando il patetismo.
Francesca Camponero
[Nella foto in alto: Jacopo Bellussi e Ida Praetorius ne La dama delle Camelie (foto gentilmente fornita dal Teatro Carlo Felice)]

