Raffinato ed elegante il Progetto Händel di Bigonzetti

Mauro Bigonzetti ha sempre il sorriso sulle labbra il che fa di lui una persona ancora più speciale e simpatica, ma questa volta il sorriso è più che giustificato perché il suo Progetto Händel, creato per il Corpo di Ballo della Scala è una vera chiccha della danza di oggi. Finalmente si assiste alla tecnica classica aggiornata ai giorni d’oggi e si assiste a qualcosa di pregiato fatto apposta per un corpo di ballo pregiato come è quello della Scala adesso. Un gruppo di ragazzi straordinari, duttili nel loro essere totalmente danzatori classici, ma assolutamente aperti a tecniche nuove che li mettono a prova e da cui escono vincitori.

La coreografia di Bigonzetti, elegante e raffinata, mette in luce la danzabilità delle pagine strumentali di Händel, i cui percorsi armonici e la densità della texture erano già state messe in evidenza dal suo primo biografo John Mainwaring il quale affermava che gli strumenti usati dal compositore sembravano diversi personaggi di un bel dipinto. Beh, Mauro Bigonzetti  ci ha regalato proprio un bel dipinto con questa sua creazione che lo impalma ancora una volta uno dei nostri maggiori talenti nel campo della coreografia dei nostri tempi.

Come lui stesso aveva annunciato la sua idea per questo progetto era quella di riportare la danza ad uno stato primordiale in cui il guardare ed il sentire erano la sola cosa che doveva appagare il pubblico. Nessuna narrazione nella gestualità dei ballerini, solo espressione del corpo dentro le note, ed in effetti guardando il suo balletto si ha l’impressione di veder muovere i danzatori all’interno di un pentagramma.

La prima parte dello spettacolo si focalizza più su assoli e passi a due, mentre nella seconda assistiamo più a scene corali. In totale sono quindici i brani di Händel tratti dalle suite per altrettante variazioni coreografiche in cui i corpi diretti dalla maestria di Bigonzetti sembrano dialogare con la musica divertendosi. A contribuire alla riuscita dello spettacolo indubbiamente anche il disegno delle luci di Carlo Cerri e gli accattivanti costumi di Helena De Madeiros.

Le etoiles internazionali Roberto Bolle e Svetlana Zakarova sono bravi, indubbiamente, ma malgrado ogni sforzo che sappiamo aver sostenuto in questa prova così diversa dal loro repertorio (e dal loro essere), non sembrano essere al passo del corpo di ballo, fresco, giovane e scattante come richiesto dal mondo che va avanti, anche nella danza.

Francesca Camponero

[In alto: Roberto Bolle e Svetlana Zakharova (foto Brescia Amisano)]

 

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