Sul palcoscenico del Piccolo le nuove leve della Scala

È stato il palcoscenico del Teatro Strehler di Milano ad ospitare dal 6 al 9 aprile  lo spettacolo primaverile della Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala di quest’anno. Uno spettacolo che ha visto coreografie che spaziavano tra l’800 e il ‘900 offrendo ai giovani danzatori la possibilità di mostrare il grado di preparazione raggiunto nel loro percorso.

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Olivieri con quattro allievi di Variations for four

La Presentation che ha aperto la kermesse ha visto in scena  tutti gli allievi dai più piccoli ai più grandi e la coreografia ideata dal direttore della Scuola Frederic Olivieri ha coinvolto anche grossi nomi del balletto scaligero di un tempo da Loeta Alexandrescu a Vera Karpenk, da Gianpaolo Podini a Maurizio Vanadia, ed ancora Paola Vismara, Tatiana Nikonova e Leonid Nikonov. Sul palco fra le note di Carl Czerny spiccava così la gioia di danzare e la volontà di trasmettere al pubblico l’impegno che sta dietro ogni passo.

Impegnativo il secondo brano Variations for Four di Anton Dolin che ha messo a dura prova i  quattro allievi del settimo e ottavo corso preparati ai ruoli degli elementi Aria, Acqua, Terra e Fuoco da Maina Guielgud, partner storica di Rudolf Nureyev, mentre il versatile artista Jelko Yuresha, qui è stato autore di scene e costumi. I ragazzi alle prese con passi, giri e salti fra i più complicati del repertorio della danza classica maschile se la sono cavata egregiamente malgrado la palese emozione che trapelava nei loro volti.

Spettacolo della Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala
Un ballo, coreografia di I. Kylian (foto Brescia-Amisano ©Teatro alla Scala)

Corretta e diligente tanto da non aver nulla da invidiare ad un’esecuzione di un corpo di ballo professionale la coreografia di Jirí Kylián «Un ballo» creata nel 1991 all’Aia per il Nederlands Dans Theater II, la compagnia giovanile fondata dallo stesso coreografo: sulle versioni orchestrali del «Tombeau de Couperin» e della «Pavane pour une infante défunte» di Maurice Ravel. I giovani allievi degli ultimi corsi, perfettamente in sincronia ed affiatatissimi fra loro, hanno restituito a pieno quell’esercizio di musicalità e freschezza voluto dal geniale coreografo  entusiamando i presenti.

Per chiudere evidentemente Olivieri aveva piacere di mostrare l’espressione di massimo virtuosismo a cui sanno arrivare i suoi allievi e per questo ha sigillato la serata con alcuni estratti da Paquita di Ludwig Minkus nella tradizionale coreografia di Marius Petipa. Senza dubbio ineccepibile la prestazione della giovane compagnia in cui i ruoli solistici esigevano una padronanza tecnica a cui hanno risposto con abilità e che ha fatto rivedere con piacere i bambini impegnati nella polonaise.

Dunque uno spettacolo piacevole e ben riuscito in cui però sembra di non intravedere nessun talento di spicco, nessuna personalità particolare e nessun fisico così dotato ed elegante che ci riporti alle etoiles della danza internazionale. Di solito chi frequenta una scuola attenta alla correttezza delle posizioni e dei movimenti, acquista di conseguenza uno stile ed un portamento leggiadro. Non che ai giovani allievi della Scuola della Scala manchi questo, ma diciamo che non si sono viste quelle gambe lunghe e collo da cigno che rendono una ballerina classica perfetta.  Forse saranno cambiati i gusti o le esigenze…ai posteri l’ardua sentenza.

Francesca Camponero

[In alto: Paquita, foto di Luca Condorelli]

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