La TV non è ancora pronta per la danza

Il rapporto tra video e danza non è mai stato facile perché la danza è indiscutibilmente fatta per il teatro che offre la tridimensionalità che lo schermo non darà mai, ma le cose si complicano quando in questo rapporto si aggiunge la televisione. Ed il motivo è questo : quando la danza incontra la televisione non può prescindere dalla natura di mezzo di comunicazione di massa di quest’ultima. Ed allora è molto, ma molto difficile che questa splendida forme d’arte non venga inevitabilmente contaminata dalle strategie comunicative di un medium generalista, le cui modalità stesse hanno una forma tanto diversa quanto complessa.

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Roberto Bolle e Misty Copeland, Romeo e Giulietta

Ecco perché il programma di ieri sera in prima serata su RAI1 Roberto Bolle, La mia danza libera è stato davvero una grande sfida. Nell’intenzione della grande étoile internazionale, nonché in quella della direzione Rai c’era indubbiamente di creare un legame tra danza e TV capace di diffondere e allargare un’area ristretta di pubblico dall’interesse specifico, ed in questo lo spettacolo è perfettamente riuscito, ma non è arrivato dove può arrivare solo lo spettacolo dal vivo: a produrre arte con i propri mezzi, applicando i propri linguaggi. La TV non è ancora in grado di emanciparsi dalla sua condizione di strumento che può al massimo parlare di arte attraverso programmi a essa dedicata.

Tante le cadute di stile nel programma condotto da Luisa Ranieri e Francesco Pannofino, che piuttosto goffamente tenevano le fila dello spettacolo scritto da Giampiero Solari che firmava il programma con lo stesso Bolle. Una senza dubbio è stata l’imitazione di Carla Fracci da parte di Virginia Raffaele che con disinvoltura ha irriso non poco l’icona mondiale della danza che, bontà sua, molto elegantemente, ha subito dopo duettato con Bolle come se nulla fosse. Come erano perlomeno fuori luogo gli applausi da sit-com in mezzo al passo a due del Lago dei cigni!

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Ancora Roberto Bolle e Misty Copeland

Per fortuna oltre a Elio, Jovanotti, Pala Cortellesi e altri c’erano i grandi danzatori come Misty Copeland, prima principal dancer afroamericana dell’American Ballet di New York, che ha regalato anche al pubblico televisivo il suo sorriso incantevole nella sua interpretazione di Giulietta con Bolle/ Romeo. Come a conquistare il pubblico, compreso quello dei social, è stato il ballerino scaligero Timofej Andrijashenko in duetto con Bolle nella splendida coreografia di Roland Petit.

Ma diciamo la verità allora se i passi a due di repertorio sono stati la forza dello spettacolo di ieri sera perché non riportare in TV programmi di stile sul tipo di Maratona d’estate condotto dalla grande Vittoria Ottolenghi e poi da Elisa Guzzo Vaccarino? Lasciare che la danza si adegui al format televisivo di oggi è un vero peccato. Una lacuna drammatica che ritarda lo sviluppo di un panorama televisivo sempre più grossolano e invischiato con la spettacolarizzazione del vivere (come nel caso di Amici di Maria de Filippi). E la dimostrazione di ciò viene dai numeri: ieri sera pur con tutti gli sforzi di Roberto Bolle e della sua prestanza, il suo programma ha conquistato 3.907.000 spettatori pari al 17.7% di share, mentre su Canale 5 Tu si que vales, con Mara Venier, Gerry Scotti, Teo Mammuccari e appunto Maria de Filippi (dalle 21:10 alle 24:39) ha raccolto davanti al video 4.674.000 spettatori pari al 25.6% di share.

Questo è il dato di fatto. Fare una televisione di qualità per tutti e non solo per chi è dotato di parabola e abbonamenti è in realtà un tema democratico di cui la politica e la società dovrebbero farsi carico.

Francesca Camponero

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