In ricordo di Isadora Duncan, in occasione del 99esimo anniversario della scomparsa

Riportiamo questo intervento di Francesca Camponero, che presenta la danza sotto una veste per noi nuova, approfondendo il rapporto di Isadora Duncan, in occasione del novantanovesimo anniversario della scomparsa, con la filosofia greca.

Il 14 settembre 1927, a Nizza muore cinquantenne la pioniera della danza contemporanea, Isadora Duncan, uccisa dalla sciarpa che portava al collo mentre correva sulla Bugatti su cui era salita.

Isadora Duncan

Voglio parlare di lei in maniera diversa, evidenziando il suo collegamento con la filosofia, soprattutto quella greca da cui trasse ispirazione per tutta la vita. La Duncan era molto propensa verso una visione unitaria: la danza è ispirazione divina legata anche ad arte e tecnica. Era rimasta particolarmente colpita leggendo nei Memorabili il punto in cui Socrate, conversando col celebre pittore Parrasio, gli chiede se è possibile “imitare il carattere dell’anima”. Il pittore inizialmente risponde negativamente, in quanto afferma che non si può rendere ciò che non ha proporzioni commensurabili (symmetria) né colore. Ma Socrate a poco a poco lo porta ad ammettere che in realtà “l’espressione del viso e gli atteggiamenti dell’uomo, sia quando è fermo che quando è in movimento” rivelano il suo carattere, rendendone manifesti le qualità e i difetti. Ulteriormente incalzato dal filosofo, Parrasio arriva a dire che i gesti rivelano in effetti non solo l’ethos, ma anche il pathos. Lo stesso si può dire per gli schemi della danza, che equivalgono alle formule iconografiche pittoriche o scultoree. Il piacere della danza mimetica è allora simile alla pittura e alla scultura, perché ha qualcosa di filosofico: manifesta la psiche invisibile, o la parte migliore di noi stessi, invece di fermarsi al corpo.

Ed è proprio questo che interessò la Duncan: manifestare attraverso il suo nuovo metodo di danza la parte migliore che è in noi non soltanto da un punto di vista estetico. Ecco perché la codificazione dei passi accademici aveva poca importanza per lei. La sua ambizione era quella di far rivivere lo spirito delle danze dell’antica Grecia, risvegliando “un’arte che si era assopita per 2000 anni”. La danza nella Grecia antica, era per altro un fatto sostanzialmente quotidiano. Si danzava infatti in ogni occasione di carattere sociale, sia pubblica sia privata: durante le numerose festività, durante le esequie funebri, durante i matrimoni, durante i riti propiziatori per le guerre, e così via. In pratica non c’era aspetto della vita sociale greca, a tutti i livelli, che non fosse accompagnato da un particolare tipo di danza, adeguato all’occasione. Una danza che in sé non aveva il carattere puramente spettacolare, né la necessità di esprimere un rapporto di “dialogo” tra due corpi di sesso diverso. La sostanza essenziale della danza antica in Grecia era invece l’aspetto primariamente comunicativo, “il modo di espressione privilegiato del gruppo, rappresentato dal coro che costituisce una rappresentazione globale della società. […] D’altra parte, nel mondo greco arcaico e classico, il coro stesso è il principale veicolo e strumento di παιδεία (educazione) in cui la danza appare come un organo di controllo sociale” come scrive la prof.ssa Paola Ceccarelli.

Socrate e i suoi discepoli

Isadora Duncan studia a fondo questi concetti, compreso Platone che ha teorizzato l’approccio tecnico alla danza nelle sue opere come una naturale propensione dell’uomo al movimento e alla percezione dell’ordine e del suono. Il filosofo ateniese era giunto addirittura a distinguere gli uomini dagli animali anche sulla base del gusto per il ritmo, l’armonia e l’ordine dei movimenti di cui il regno animale non ha né coscienza né consapevolezza innate.

Il rapporto con l’antico della Duncan è concentrato su alcuni aspetti come la ritualità e la religiosità della danza, dove il rituale costituisce il ponte tra la vita reale e l’arte, in quanto rituale e arte derivano dal medesimo impulso e bisogno di ricreare emozioni e desideri. Di conseguenza divengono centrali le concezioni estetico-filosofiche antiche, nonché l’alta considerazione e il ruolo di primaria importanza in diversi campi della vita che aveva appunto la danza nell’antica Grecia. Come testimonia anche Luciano nel De Saltatione, il danzatore aveva una buona cultura e conosceva bene la mitologia. Non solo esercizio fisico dunque, ma anche e soprattutto mentale. Come affermava Platone “la bellezza più grande risiede nella saggezza più grande”, e la Duncan vuole intorno a sé danzatori preparati non solo nel fisico, ma soprattutto nella mente.

Isadora si era imposta la missione di riportare la danza ad essere “Arte di prim’ordine”, sorella gloriosa della musica e della poesia. Un tale obiettivo si poteva raggiungere inseguendo la libertà (eleuteron) e la naturalezza, da intendere come quell’equilibrio armonico tra ritmo e corpo, estrinsecazione dell’anima. Platone considerava la danza un dono degli dèi. Indipendentemente dalla sua funzione, l’atto del danzare è sempre un dialogo sottile fra interno ed esterno. Platone fu anche il primo sostenitore della posizione dualistica introducendo la distinzione tra anima e corpo, che definì sostanze indipendenti e irriducibili l’una all’altra. Nel Fedone afferma infatti che il ritmo, espressione della simmetria, penetra attraverso il corpo nell’anima e nell’uomo in tutto il suo insieme e rivela all’uomo l’armonia di tutta la sua personalità. Isadora che conosceva Platone parlava spesso della danza come espressione-specchio dell’anima, trasparenza delle emozioni. Una danza che si libera dal corpo, “prigione dell’anima”, “i cui movimenti somiglieranno a quelli degli dèi, rispecchieranno quelli delle onde e dei venti e la crescita delle cose terrene, il volo degli uccelli, il passaggio delle nuvole e, infine, i pensieri dell’uomo sull’universo che abita – scrive la Duncan nel suo libro – Sì, verrà, la danzatrice del futuro, giungerà come lo spirito libero, che abiterà il corpo della donna libera del futuro”.

Libertà intesa – come per Platone, Epicuro e gli Stoici – quale liberazione da qualcosa, ma anche come senso di autodeterminazione, come era per Aristotele. Duncan è stata da sempre una donna libera e ribelle. Ha deciso di liberarsi dai codici della danza accademica e lo ha fatto con successo e determinazione. Ha pagato cara ogni sua scelta, ma questa è la vita di chi osa e si distingue dagli altri. Il suo vivere è stato come quello di un’onda del mare che asseconda il ritmo. Quello del corpo e dell’anima. Ritmo fatti di pieni (i suoni) quanto di vuoti (le pause), nella musica come nella vita.

Francesca Camponero

[In alto: Isadora Duncan danza sulla spiaggia]

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