Il mondo dello spettacolo cambierà dopo il Coronavirus ?

Gli impegni in agenda di attori, cantanti e ballerini son tutti crocettati. Saltato tutto e fino a quando? …questo il problema. A questo punto è ovvio che bisogna trovare alternative, anche restando a casa.

Sono molti i professionisti dello spettacolo che si stanno prendendo un tempo per riflettere. Questo soprattutto attraverso il silenzio e la scrittura. Per un attore, se teatro e pubblico non sono nello stesso spazio-tempo, non si può parlare di teatro. Certo al momento si cerca di divulgare contenuti del passato online, ma diciamolo francamente non può andare avanti così.

Un cinema deserto

L’unica cosa positiva in questa reclusione forzata è quella che da ciò è possibile trarre grande ispirazione. Anche se chiusi fra le mura di casa bisogna cercare di condividere idee, pensieri e stati d’animo. Perché di condivisione abbiamo bisogno tutti e sempre, soprattutto in momenti come questo. E di teatro avremo molto bisogno non appena la crisi sarà superata. Per fare questo bisogna indubbiamente avere molta forza d’animo perché lo sconforto è molto, troppo, soprattutto per chi, costretto a interrompere la propria attività, non può certo rientrare tra gli smart-working. Ed ecco che si ripresenta il problema di sempre, anche prima del Coronavirus: gli artisti sono e restano una categoria sottovalutata.

La vita di un attore, di un musicista, di un cantante lirico o di un ballerino è fatta di mille incastri, tra prove, repliche, registrazioni, ecc. Già, perché chi non ha un contratto a tempo indeterminato in un ente lirico fa tutto il possibile per guadagnarsi da vivere all’interno di una categoria poco tutelata. Le paghe giornaliere previste dal Contratto Nazionale dello Spettacolo sono molto basse e non sempre rispettate, quindi non lavorare diventa un problema serio.

Ma gli artisti, si sa, non si arrendono mai, nè tantomeno si danno per vinti e in questo periodo così nero, è nato un movimento più coeso che, attraverso tavoli di discussione, lezioni di danza gratuite sui social, e via dicendo, cerca di rendere più attiva e compatta la loro categoria. In questo gruppo, all’interno del quale sono stati inseriti anche rappresentanti del Sindacato, ci scambiamo consigli e informazioni utili per capire in che modo muoversi. Insomma ci si dà una mano. Perché, ricordiamolo bene, il lavoro del teatro è duro, costellato di tanti sacrifici invisibili, a prescindere dal problema Coronavirus, nonostante dall’esterno possa sembrare solo un divertimento.

Alex Atzewi

Io sono fiducioso che a maggio piano piano anche il nostro settore riprenda a funzionare. La gente ha bisogno di vivere, gli atleti di ricominciare le loro attività e i ballerini anche. Il mondo della cultura è quello che muove il motore della vita. Senza i teatri, i cinema, ma anche gli sport, la gente non sta bene, è infelice – dice il coreografo Alex Atzewi -. Ok per la ripresa delle attività di prima necessità, ma anche il nostro settore è importante per la ripresa del paese e noi quotidianamente ci diamo daffare affinchéè non ci dimentichino. Le lezioni di danza online ci permettono di mantenere i contatti coi nostri allievi e questa cosa, pur nella sua negatività, ci ha insegnato che esiste un altro modo per comunicare e dare gli altri. Un modo diverso, tutto nuovo, ma che forse andrà tenuto presente anche in futuro. Il mondo sta cambiando e bisogno tenersi sempre al passo coi tempi, prendendo il meglio anche da un periodo negativo”.

Ma è certo che questa esperienza ha messo in prima linea il problema dei lavoratori dello spettacolo e le difficoltà strutturali di questo settore, discriminato in modo inverosimile. I lavoratori dello spettacolo chiedono finalmente uno status giuridico specifico, che preveda in primo luogo il riconoscimento delle tutele previdenziali per scongiurare l’abbandono della professione in caso di malattia e disoccupazione, e contratti scritti e tempi di pagamento certi. Siamo certi che passato tutto il loro appello sia ascoltato? Noi speriamo davvero di sì.

Francesca Camponero

[In alto il desolante spettacolo di una sala teatrale deserta]

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