La Compagnia Zappalà Danza in “A. semu tutti devoti tutti?” dal vivo al 18° Belgrade Dance Festival

 

Foto di Giuseppe Distefano

In scena all’Opera Madlenianum di Belgrado, il titolo tradotto per l’occasione in “A.Jesmo li svi mi žrtvovani?”, è lo spettacolo nato più di dieci anni fa, attraverso il “caso” della Festa di Sant’Agata, che indaga in modo universale il sentimento di appartenenza della società verso Dio, la religione e il trascendente, toccando il tema urgente e purtroppo molto attuale della violenza sulle donne. Una grande occasione per la Compagnia Zappalà Danza per riprendere contatto con il pubblico dal vivo in attesa che anche in Italia la situazione migliori e i teatri riaprano al pubblico.

La “A” sta per Agata, la santa patrona della città di Catania. La santa martire a cui sono stati strappati i seni per punizione al rifiuto delle avances del proconsole. A lei Catania dedica ogni anno una festa, che figura tra le più importanti del mondo cattolico. Quel giorno la città si riempie di un solo grido martellante, “siamo tutti devoti tutti!”. Nell’aggiungere un punto interrogativo (siamo tutti devoti tutti?) Roberto Zappalà pone delle domande che disturbano e affrontano il non-detto.

Foto di Serena Nicoletti

Immaginare, concepire e costruire uno spettacolo su S. Agata, la sua immensa processione e festa a Catania, (fra le più grandi dell’intero mondo cristiano/cattolico) oltre a proporre un’identificazione città /popolo/santa che trova appunto a Catania uno dei luoghi al mondo dove questo avviene in maniera inestricabile, è volere, più di ogni altra cosa, indagare a fondo un aspetto fondamentale dell’oggi.

Il rapporto che si ha con il sacro, la religione, la religiosità. E Agata, una santa, la cui immagine devozionale, (le tenaglie, i seni straziati), in bilico fra erotismo e sadismo splatter, tra le più immediatamente riconoscibili di tutta l’iconografia religiosa cattolica, è “solo” un punto di partenza. Si utilizza un apparato iconografico tradizionale per farlo sposare con il moderno, con la contemporaneità, per dare origine a contrasti e cortocircuiti; per proporre nello scenario arcaico e contemporaneo della festa religiosa le contraddizioni di un mondo dove a essere “straziati”, non sono solo i seni ma intere tipologie umane e concettuali.

Foto di Giuseppe Distefano

La missione: A. nasce dalla necessità, sofferta, e a lungo rimandata, per timore e pudore artistico, non religioso, di affrontare una serie di nodi cruciali riguardanti il vivere in una comunità e l’esserne parte integrante; di indagare e sviscerare il sentimento di appartenenza che una società secolarizzata e medializzata prova verso Dio, la religione, il trascendente. Un rapporto che si configura in due aspetti opposti e complementari; quello privato e quello pubblico, due facce della medaglia di un’ambiguità fondamentale che non è possibile chiarire. Come se il credente (siciliano e non) fosse condannato a questo paradosso: rendere pubblico il proprio fervore mistico, la propria devozione come l’unico modo di manifestare la propria religiosità, ma così facendo rischiare di snaturarla o addirittura di cancellarla. Non si poteva, quindi, tralasciare in un progetto come re-mapping sicily – percorso che Roberto Zappalà ha intrapreso diversi anni addietro con l’intenzione di rileggere la Sicilia attraverso il suo linguaggio scenico – l’aspetto della religiosità popolare, un apparato che nell’isola e in Italia diventa cartina di tornasole per quasi tutto, un teatro d’operazioni che investe e riassume, facendoli esplodere, tutti gli aspetti che interessano l’appartenenza ad una collettività.

Foto di Serena Nicoletti

BELGRADO/ OPERA MADLENIANUM – 25 MARZO ore 19.00
18° Belgrade Dance Festival

Foto di Serena Nicoletti

COMPAGNIA ZAPPALÀ DANZA
A.semu tutti devoti tutti?
3° tappa dal progetto “re-mapping Sicily”
coreografia e regia: Roberto Zappalà
musica originale (eseguita dal vivo): Puccio Castrogiovanni (Lautari)
altre musiche Dire Straits, Rosario Miraggio, Gustav Mahler, Burt Bacharach
drammaturgia: Nello Calabrò e Roberto Zappalà
danzatori: Adriano Coletta, Alain El Sakhawi, Alberto Gnola, Salvatore Romania, Antoine Roux-Briffaud, Fernando Roldan Ferrer, Massimo Trombetta, Valeria Zampardi
musicisti Lautari: Giovanni Allegra, basso | Puccio Castrogiovanni, corde, marranzani e fisarmonica | Salvo Farruggio, percussioni | Marco Corbino, chitarre
video: regia Nello Calabrò e Roberto Zappalà/ interprete Carmen Consoli
scene e luci: Roberto Zappalà – costumi: Marella Ferrera, Roberto Zappalà – testi: Nello Calabrò
assistente ripetitrice: Ilenia Romano – realizzazione scene e costumi e assistente: Debora Privitera
direttore tecnico: Sammy Torrisi – ingegnere del suono Gaetano Leonardi
management Vittorio Stasi – direzione generale Maria Inguscio

una coproduzione Scenario Pubblico/ Compagnia Zappalà Danza Centro di Produzione della Danza e Teatro Stabile di Catania in collaborazione con il Festival MilanOltre (la compagnia è sostenuta da MIBACT e da Regione Siciliana Ass.to del Turismo, Sport e Spettacolo)

Michele Olivieri

[La foto in alto è di Giuseppe Distefano]

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