Emma Cianchi al Teatro Bellini di Napoli con Cielo

Quinto appuntamento di danza della stagione coreutica del Teatro Bellini di Napoli con il nuovo allestimento di un vecchio titolo parecchio attuale, inerente l’universo femminile e le sue infinite sfaccettature: il “Cielo” di Emma Cianchi prodotto da Artgarage e Korper, in scena il 4 ed il 5 dicembre al Teatro Bellini.

Emma Cianchi

E dunque a proporsi nei meandri di quest’universo non poteva che essere una donna, una coreografa e soprattutto un’intellettuale della danza. Una di quelle che crede alla cultura di danza a prescindere, come l’ha dimostrato in tutta la sua carriera. E con il suo lavoro “Cielo” vuole calarsi nella parte sua e di più di mezzo mondo, non con gli stereotipi visti e rivisti in ogni dove ma con una miscellanea di intuizioni e soluzioni, come ci spiega la stessa coreografa: nello spazio apparentemente definito, eppure immenso, dove ogni cosa è intuibile ma mai manifesta una luce soffusa svela il femminile e accompagna l’intreccio relazionale tra attrazioni e repulsioni, istinto di conservazione e di distruzione. Un disegno dinamico e ancestrale da cui si sprigionano movimenti dal ritmo crescente e che vede la sua genesi nell’estasi mistica fino alla connessione con l’infinito: un incessante cercare, un inevitabile confronto, un eterno domandare dinnanzi all’immensità del Cosmo.

E così le donne ed i loro significati si materializzano in scena, con i testi di Manuela Barbato, le video-creazioni di Gilles Dubroca, i suoni e le musiche di Dario Casillo, i costumi di Danilo Rao, le luci di Gessica Germini e con anche i disegni e l’animazione di Andrea Bolognino. Uno staff che già più volte in passato ha accompagnato Emma Cianchi nel suo percorso ad ostacoli a metà strada tra la coreografia e la video-art. Tuttavia le donne ed il loro universo qui prendono le mosse da uno studio di Emma Cianchi che torna molto indietro nel tempo, come lei stessa ha voluto ricordare: l’universo e le sue leggi, lo spazio e la sua potenza armonizzante e generatrice si confrontano con la matrice femminile che tutto crea e regola. Ishtar con la sua enigmatica stella a otto punte e prima Dea Madre ad essere venerata è la massima espressione del femminino nelle antiche civiltà. Dal suo mito derivano il culto di Iside, di Demetra, di Venere,  fino all’adorazione della Vergine Maria. Dal paganesimo al cattolicesimo un viaggio sensoriale che attraverso i millenni connette con l’universo e racconta con proiezioni, disegni e testi, il potere immenso della donna e la sua missione salvifica.

Qui dunque abbiamo incontrato Emma Cianchi nella triplice veste di regista, coreografa e co-curatrice artistica della danza per il Teatro Bellini di Napoli (in bella compagnia di Manuela Barbato, ndr) ovvero una miscellanea di esperienze a servizio di tutti i titoli rappresentati in passato. Come in una matriosca in cui si potrà scovare l’intero universo di Emma Cianchi, partendo dalla primordiale Tecnica Nikolais alle tecniche d’improvvisazione passando per una formazione a tutto tondo al di qua ed al di là degli oceani con Susanne Linke e Carolin Carlson, la Murray Lewis Dance Company e con Lutz Gregor ed Isabel Rocamora per video-danza e Physical Cinema.

Ma tutto sempre sotto questo “Cielo”, stavolta raccontato nei dettagli da Emma Cianchi: la danza fluida e dinamica, arricchita da momenti più tipicamente teatrali, segue il movimento degli astri e ne svela il carattere magico e fisico in una dicotomia perfetta: parole e musica, suono e voce conducono lo spettatore a varie interpretazioni della parola “cielo” in un percorso semantico che attraversa i millenni tra legenda, scienza, filosofia e pura immaginazione. Danza, teatro, musica, videoproiezioni e interazione digitale: la combinazione tra diverse discipline e la collaborazione tra artisti di provenienza differente dà vita ad un lavoro avanguardista in cui l’elemento magico va di pari passo con l’interpretazione ostinatamente razionale. Magia, irrazionale, razionale: “Cielo”, una moltitudine di donne, un’incessante danza evocativa in un’incessante crescita di dinamiche, direzioni, forze per raccontare il femminile e i suoi molteplici aspetti , in uno spettacolo al limite del magico e del misterioso.

Massimiliano Craus

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