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LA VISIONARIA BAMBOLA CENERENTOLA
DELLA MAGUY MARIN
Teatro Comunale di Modena
29 gennaio 2003

Non sapevo fosse una donna, e che fosse franco-spagnola, la coreografa di questa stravagante ma stuzzicante rivisitazione del famoso balletto-favola su partitura di Prokof'ev.

Certo di Cenerentola non s' è mai imposta una versione di riferimento con cui il ballettomane medio possa identificare il titolo, ma ci sono, e ci sono stati, numerosi "remake": il più famoso forse è quello di Nureyev del 1984 (il cui video con lo stesso Nureyev, Sylvie Guillem e Charles Jude è ampiamente diffuso), ambientato nel mondo del cinema anni '30...

Comunque anche l' iconografia della versione Marin è piuttosto nota e diffusa, specie in Internet che pullula d' immagini di ballerini/e col volto sostituito da questa maschera fissa leggermente inquietante che li priva dello sguardo e del sorriso.

Finalmente, buon ultimo, Merc 29 Gen al Comunale di Modena, l' ho visto anchio: il lavoro, 1 ora e 27' tutti di seguito, uno dei pochi esempi di balletto narrativo di Danza contemporanea, si lascia seguire e non annoia mai, visto il continuo e sorprendente ingresso in scena di personaggi, sempre in maschera ma coi costumi più diversi, e di oggetti fantasiosi, ma alla fine non lascia un segno indelebile.

La Marin s' è formata con Bejart, ma deve aver visto anche molto Mats Ek, dato che ci presenta una danza originale, tutta potenza e volutamente quasi impacciata (si direbbe quasi a causa delle maschere che, indossate da tutti i ballerini, impediscono loro una corretta visuale..).

Cenerentola esordisce con la tradizionale ramazza in mano e nulla sembra alleviare il suo infelice stato: alle prepotenze sadiche delle immancabili, laide come non mai, sorellastre s' aggiungono quelle della matrigna, mentre solo il padre sembra esprimerle un barlume di tenerezza. Ma ad un certo punto, aprendo un cassonetto, ne esce vagendo come 1 neonato un cugino di E.T. (il film è del 1982, la coreografia della Marin del 1985), che poi si trasforma in fata. Gli animali che accompagnavano lo strano essere diventano musicisti vestiti di nero e rosso.

Tutto è torbido ed anti-fiabesco in questa lettura: il frequente spargimento di fumo (ultimamente molto impiegato negli spettacoli di Danza...) in scena contribuisce a creare l' atmosfera onirica, mentre a volte (pure nel finale ed ai saluti...) si ricorre anche ad effetti luminosi di tipo psichedelico. Lampadinette ci sono nel gonnellino di Cenerentola e brillantini sulle sue scarpine...

Comunque Cenerentola sale su una macchinina a pedali (il cocchio?) e se ne va, credo, alla festa. La vicenda della festa e relativa perdita di scarpina c' è, ma è poco chiara (o mi sono distratto io!?...).

Comunque bello e originale il Passo a due: lento, all' unisono, con ampio impiego di mani rasoterra...; poi il principe se la mette a cavalcioni e la fa rotolare giù... Finito il passo a due arriva la torta, ma poi si fa il salto della corda: prima il principe, poi 2 altri personaggi, poi 3..., la corda gira sempre più veloce finchè Cenerentola inciampa e cade...

Al secondo piano si vede il principe partire alla sua ricerca in sella ad un cavallino (scenetta che probabilmente dal loggione non avranno visto...). Fatto sta che nella ricerca spasmodica della proprietaria della scarpina perduta né un' affascinante spagnola con lo strascico, nè una conturbante araba, né le odiose sorellastre hanno successo nel calzarla.

Non appena invece la prova riesce a Cenerentola, un nobile dignitario sposa lei ed il principe con la spada. Poi entra una teoria di 16 pupazzetti raffiguranti dei bambini urlanti: il principe azzurro, lungi dall' essere la realizzazione dei sogni di una fanciulla, è un futile ragazzaccio con la spada sempre in mano, ma costituisce una buona scusa per un matrimonio di circostanza che le consenta di cambiar aria...

Diciamo che l' insieme non m' ha fatto impazzire dal piacere, ma m' ha attratto a sufficienza, spesso affascinandomi per certi episodi coreografici pressochè inediti e comunque lontani dalle sequenze di passi-base accademici, tranne qualche tour en l' air. Un po' di disturbo m'ha arrecato solo la sospensione periodica della Musica con la sua sostituzione con suoni e rumori disarticolati, anche se ammetto che era funzionale alla lettura allucinata e pessimistica della Marin.

Era in scena proprio il Ballet de l' Opera National de Lyon per cui il balletto è stato creato da Maguy Marin: prima ballerina Ksenia Kastalskaia, primo ballerino Andrew Boddington.

A cura di Lucio Peres (1 febbraio 2003)
Fondatore della mailing list IT-ARTI-DANZA

 
 

 

 

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