Ekaterina Maximova

La dolce e fragile Katia

di Francesca Camponero

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Ekaterina Maximova giovanissima

Era il ”modello” della perfetta danzatrice dell’epoca sovietica, la ballerina russa Ekaterina Maximova. Da piccola era una bimba come tante che, a differenza di quanto si pensi, sognava di diventare una bidella, altro che una danzatrice! Alla piccola Katia piacevano tanto quelle signore addette a spazzare i cortili dei grandi casermoni popolari della periferia moscovita «mi piaceva la vita all’aria aperta» raccontò poi la ballerina. Una bimba che proprio per il suo essere bimba in seguito aveva cambiato idea sul suo futuro pensando che fosse meglio guidare un tram che spazzare, «così avrei potuto andarmene a spasso per tutto il giorno attraverso la città» confessò un giorno. Una bimba  che solo infine, aveva accarezzato il sogno di diventare ballerina.

Un desiderio che sua madre volle accontentare per questo la portò al Bolscioi, sicura che non sarebbe stata presa per le gambe a stecchino che aveva, ed invece Katia riuscì ad entrare nella scuola più importante del mondo. Le sue “gambine” piacquero alla commissione,  come piacque quel visetto che suo marito denominava « un visetto che non si dimentica».

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Ekaterina Maximova

Katia pian piano si trasformò così da esile e timida bambina, nella più bella e più brava di tutte. Appena ventenne, Galina Ulanova le trasmise i segreti della sua Giselle, e quando andò in scena fu un trionfo da cui partì quella carriera che tutti conosciamo. Negli anni Sessanta e Settanta, assieme al marito Vladimir Vasilev, furono contrapposti dalla propaganda sovietica ai ”traditori” Nureyev e Barishnikov che avevano lasciato l’Unione Sovietica.  Maximova entrò infatti al Teatro del Bolshoi nel 1958, dove rimase ininterrottamente fino al 1988. Fu l’etoile principale dello Schiaccianoci, dove debuttò nel 1966. Protagonista anche di vari film sulla danza realizzati per la televisione, sempre con il marito Vasilev fu interprete dei balletti ne ‘La Traviata’ cinematografica diretta da Franco Zeffirelli, su coreografia di Alberto Testa. Si è distinta particolarmente nel ruolo di Frigia nel balletto Spartaco nonché nel ruolo di Kitri nel balletto Don Quixote. Per lei sono state create le coreografie di Galateya e Aniuta (balletto tratto da un racconto  di Anton Cechov).  Tutto lo fece insieme a lui, all’amore della sua vita, il suo Volodia.

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Ekaterina Maximova e il marito Vladimir Vasiliev

Si erano conosciuti all’età di 8 anni al corso di danza e da allora non si lasciarono più. Il bello è che in principio, il loro fare coppia scatenò un putiferio e questo perché la giovane e bellissima Katia aveva già schiere di appassionati ammiratori mentre Vasiliev  era ancora poco conosciuto. Ma questa coppia piaceva molto ai responsabili della direzione de Bolscioi, i quali  spinti anche dall’opportunità di sfruttare a fini propagandistici la bellezza e il fascino dei due come coppia, li promossero a ruoli importanti. I due artisti non formarono una coppia passeggera, con Vladimir, suo coetaneo, si sposarono giovanissimi, alla fine del corso al Bolshoi un destino scelto e deciso dalla direzione del Bolscioi. Il loro fu un sodalizio fino in fondo, fino alla morte di lei, avvenuta forse proprio a causa di quell’amore, tanto bello, quanto tormentato che a Katia aveva dato tanto, ma che altrettanto l’aveva fatta soffrire.

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Ekaterina Maximova in Spartacus

A  45 anni, età delicata per una ballerina quando la tecnica, il virtuosismo, cominciano ad appannarsi, e si sente il corpo non risponde più come un tempo, Katia si chiuse in sé stessa cercando spesso rifugio nell’alcool e negli psicofarmaci. Diversi furono i tentativi di suicidio, legati a problemi più profondi della fine carriera. Era difficile continuare a reggere la finzione di quella coppia celebre e “perfetta”. In Russia i due coniugi erano un mito intoccabile, veri e propri messaggeri dell’ arte sovietica nel mondo. Ma se lui è un lavoratore instancabile,  lei è sempre più ombrosa e introversa, e con una spiccata propensione a lasciarsi andare. A dare il colpo di grazia alla fragile Katia il terribile trauma di un figlio morto appena nato. Katia aveva creduto molto in quella maternità mancata sulla quale aveva puntato tutto. Quella maternità sarebbe servita, secondo lei,  a farle superare i problemi col marito, l’essere madre le avrebbe fornito quella massima espressione di libertà esistenziale di cui aveva bisogno per sopravvivere. Sempre più rabbuiata, sempre più sola, la Maximova, negli ultimi anni, si rifugia nell’ abuso scriteriato dei tranquillanti. Rifiuta sempre più i contatti con il mondo, stordita da uno stato depressivo costante e in uno stato di sofferenza silenziosa, senza clamori  se ne va nell’aprile del 2009 lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della danza.

Vogliamo ricordarla come la brillante Kitri, l’angelica Giselle, la passionale Frigia, la sublime Dama Bianca del più recente balletto di Vassiliev, un splendida farfalla venerata come dea dalla stessa Fracci e  che Nurejev  denominava “pura eleganza in assenza di gravità”. Noi che abbiamo avuto la fortuna di vederla danzare non possiamo che ringraziarla per quanto ci ha donato.

Video – Ekaterina Maximova e Vladimir Vassiliev, Spartacus (Adagio)

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