Le Parc torna all’Opéra di Parigi ed è già sold out

Sono passati 32 anni da quando Angelin Preljocaj creò uno dei suoi balletti più belli, Le Parc. Un balletto nato proprio per la compagnia dell’Opera di Parigi che adesso, dal 3 al 25 febbraio,  rimette in scena  per il piacere del pubblico della danza.

Nel 1994 Angelin Preljocaj si chiedeva “Cos’è l’amore oggi?” e benché certamente il mondo sia cambiato dagli anni Novanta, il suo balletto senza tempo viaggia portando con sé tutti i significati e la bellezza che il termine “amore” ha intrinsechi. La creazione di Preljocaj racconta il percorso e le strade dell’amore da un prospettiva che muove dalla cultura settecentesca. È in un giardino, presieduto da quattro giardinieri-demiurghi (che possiamo anche definire come maestri cerimonieri), che si svolgono le schermaglie amorose di Le Parc. Il parco dunque protagonista, luogo privilegiato. Un titolo che sarebbe piaciuto a Watteau,  maestro del Rococò, celebre appunto per aver creato il genere delle “feste galanti”, un ambiente che così bene hanno saputo rievocare i retrospettivisti russi di Mir Iskusstva a cavallo fra ‘800 e ‘900, e che con ironia si delinea nei quadri di Konstantin Somov o Aleksandr Benois.

Sulla musica di Mozart e rievocando le atmosfere dei romanzi che più di tutti hanno veicolato l’immagine della geografia sentimentale e degli intrighi d’amore del XVIII secolo (Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, La principessa Cléves di Madame de Lafayette e La Clélie di Madeleine de Scudery), il coreografo albanese disegna la sua personale strada del sentimento amoroso: dal primo incontro, ai giochi di seduzione, alle piccole schermaglie, ai rifiuti, fino al sensuale e passionale abbraccio finale. In un singolare gioco di forme, la leggerezza e la levità del movimento alternate ad azioni brusche e fratturate, traducono il bisogno di amare e di essere amati, manifestando anche gli aspetti più carnali della passione amorosa.

Le parc (come anche il gioco d’amore) vive così della sua doppia anima: un mondo fiabesco ed elegiaco, ma anche, come raccontano le forme stilizzate di Thierry Leproust, un orizzonte più sofferto e contrastato. Anche in questo caso Angelin Preljocaj rompe con la tradizione introducendo una colonna sonora contemporanea e un linguaggio coreografico composto da linee spezzate e ondate sensuali. Il vocabolario che usa è quello fatto di piccoli gesti, di salti improvvisi, di giri duri e scattanti, ma anche di languidi abbandoni come il passo a due finale, dove i corpi volteggiano in un bacio lungo e languido: un momento di grazia e passionalità che è diventato la firma di questo balletto, ma oramai anche un’icona della danza (pensiamo alla pubblicità di Air France).

All’interno di quel Parc modernizzato, stilizzato in legno, che porta la firma dell’architetto d’interni  Thierry Leproust, le fervide manifestazioni affettuose ritornano e si evolvono nel corso della coreografia che dura un’ora e 40 minuti tenendo il pubblico attento ed affascinato.  Insomma quel modo di costruire per forme gestuali che han fatto di Preljocaj un autore unico e riconoscibile, uno stile che i danzatori dell’Opéra hanno sapientemente assimilato.

Francesca Camponero

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