Niente danza nell’Aida di Poda
L’Aida di Stefano Poda aveva debuttato all’Arena di Verona nel 2023 e come tutti i suoi lavori anche questo fa parte di quegli allestimenti simbolici, visionari e altamente tecnologici. Spettacolo sicuramente accurato e sontuoso, con numerosissime comparse, mimi e ballerini che creano una vera e propria scenografia umana. Costumi e fasci di luce laser che rimandano ad un futuro lontano stile Star War. Il palco è una grande pedana inclinata, mentre le gradinate sono anch’esse popolate da comparse che salgono e scendono. Una grande mano meccanica si muove sul fondo, mentre una sfera aleggia nel cielo con rimandi simbolici e divini.

Concesso il fatto che non si debba rimanere ancorati al passato, ovvero agli allestimenti rievocativi di un Egitto ricostruito tra piramidi, sfingi e simulacri di faraoni, oramai considerati stantii, e che sia giusto guardare al futuro, si accetta dunque di buon grado l’operazione di Poda che rievoca l’Egitto dei faraoni con una modernità astrattiva. Vada per la sfilata dei Thot dal becco adunco, Anubi e Seth dalla testa di sciacallo, Bastet in forma di gatto che rappresentano le deità della morte, ma più difficile è comprendere perchè sia stato deciso di togliere la danza, perchè quanto si è visto NON è danza. Peccato che Verdi invece abbia scritto ben tre danze per Aida: la “Danza sacra delle sacerdotesse” nel primo atto, la “Danza dei moretti” e quella degli Schiavi etiopi nel secondo. Qui solitamente, oltre al corpo di ballo, si ammirava la coppia di primi ballerini che insieme creavano l’atmosfera ‘selvaggia’ dei prigionieri. Ebbene la coreografia (se così si può definire) di Poda ha ridotto ogni movimento ai danzatori che muovono più le braccia con gesti meccanici (stile vigili urbani che dirigono il traffico), che le gambe. Nessun passo di danza, nessun solista, solo un gruppo di ballerini che restano statici fino a cadere a canone, come presi da una mitragliatrice. Insomma brutto davvero. Ci chiediamo il perchè di questa economia interna dell’azione drammaturgica assolutamente ingiustificata. E in questo caso rimpiangiamo eccome le coreografie di Aida degli anni’80 ad opera di Susanna Egri con Lia Musarra come prima ballerina!
Francesca Camponero


