Un emozionane tuffo nel passato col Romeo e Giulietta dello Stuttgarter Ballet a Nervi

È il 1962 quando John Cranko crea la sua versione coreografica di Romeo e Giulietta per il Balletto di Stoccarda aiutando la compagnia a raggiungere una reputazione mondiale. La versione di Cranko, che ha molti riferimenti con quella di Lavrovski, presentata per la prima volta al Kirov Ballet di Leningrado l’11 gennaio 1940 (con Galina Ulanova e Konstantin Sergeyev nei ruoli principali), è soprattutto una versione per interpreti-attori. Del resto il suo creatore era un uomo di notevole cultura, con grande istinto teatrale nella regia e nella scorrevolezza del racconto. Una coreografia dunque che ha bisogno di danzatori liberi e creativi pur nei confini della disciplina accademica. Ed è quello che abbiamo visto sabato 19 luglio 2025 sul palco dei Parchi di Nervi ad opera del Balletto di Stoccarda, che ha rinnovato la sua presenza dopo la sua apparizione nel lontano 1980 quando portò lo stesso titolo che vedeva protagonista la grande Marcia Haydée.

Una serata in cui si temeva il peggio per quanto riguarda la meteorologia che invece è stata clemente regalando al pubblico senza dubbio lo spettacolo più bello di questa edizione del Nervi International Festival guidato da Jacopo Bellussi.
Lo spettacolo che si articola in tre densi atti, elimina i passaggi di pantomima convenzionali del tipico balletto ottocentesco, dando vita a un linguaggio più autentico capace di riflettere la complessa linea narrativa della storia shakespeariana. La danza accademica c’è, eccome, ma è affianca da danze popolari italiane e danze di corte che rendono variegata la coreografia. Dinamismo e la vitalità sono ciò che emerge da ogni passo studiato da Cranko, frutto di una sapienza che disegna intelligentemente ogni spostamento, ogni gesto, addirittura ogni occhiata dei danzatori fra di loro.

L’orizzonte naturale del cielo ligure sullo sfondo del palco, che nel corso della serata si è riempito di stelle, ha restituito una Verona inconsueta, poetica, struggente, degna di un dramma d’amore come quello dei due giovani amanti. Ed i fuochi d’artificio per chissà quale festa nei paraggi di Nervi hanno contribuito a dare vivacità alle scene di piazza, mentre restava costante la minaccia dello scontro mortale. Ottimo il Tebaldo interpretato da Jason Reilly, danzatore di rango, canadese, primo ballerino del Balletto di Stoccarda dal 2004, impulsivo, spietato, sempre pronto a imporsi con arroganza come vuole il suo personaggio. Straordinario il Mercuzio, portato in scena da Matteo Miccini, fiorentino, entrato a far parte del Balletto di Stoccarda nel 2016, dove ha interpretato numerosi ruoli solistici nelle creazioni di grandi coreografi internazionali, quali Onegin, Morte a Venezia, Mayerling, Solo e Petite Mort. Miccini mischia con abilità verve a tragicità senza mai stare sopra le righe. Bravo tecnicamente in una coreografia complessa, dalle evidenti difficoltà. Ottimo anche il Benvolio di Edoardo Sartori (un altro italiano nella compagnia tedesca), più riflessivo dell’amico cerca di mitigare per quanto può le tensioni tra Capuleti e Montecchi.

Perfetti Elisa Badenes (Giulietta) e Martí Paixà (Romeo): lei fresca, innocente, che scopre l’amore di cui non potrà più fare a meno verso uno sconosciuto, un rivale della famiglia, ma l’unico che è certa potrà amare per la vita. Lui appassionato e intraprendente, pronto ad arrampicarsi al balcone dell’amata per un bacio. Ma quello di Paixà è anche un Romeo profondo la cui evoluzione è chiara nel corso della coreografia. Il ballerino trasmette al suo personaggio tanto la profondità del sentimento amoroso che la conflittualità interiore. Naturale nei gesti scherzosi in piazza con gli amici, attento verso Giulietta, ma anche verso il cugino Tebaldo con cui fa di tutto per non battersi, fino alla disperazione crescente.
Insomma un balletto che malgrado i suoi sessantatre anni non smette di incantare, avvincere, fino alle lacrime (viste sul viso di molte signore presenti) che ci ha riportati indietro nel tempo a quel lontano luglio del 1980 in cui a Nervi venivano veramente le compagnie di danza più prestigiose del mondo e lo Stuttgard Ballett, ai vertici mondiali da oltre 50 anni, senza ombra di dubbio dimostra ancora di essere all’altezza della sua nomea.
Francesca Camponero
[In alto: Elisa Badenes e Martí Paixà in Romeo e Giulietta (foto di Marcello Orselli)]

