Credevo mi amasse, la Compagnia Altradanza in scena al Teatro Kismet di Bari

…in questo pezzo si elabora l’argomento e si scinde. Refrain di un vastissimo vissuto non più silenzioso e si urla una dialettica di genere – scrive il coreografo Domenico Iannone – c’è una distorsione ancestrale alla quale etologi e sociologi non danno risposte. È primitivo. Forse una interpretazione errata della famosa costola sottratta per volere di un Inno potente e che isola la donna a ruolo di compagna per lui perché non fosse solo, che procreasse la sua genìa.”

Mercoledì 13 ottobre torna in scena Altradanza al Teatro Kismet di Bari con “Credevo mi amasse”, nuovo lavoro del coreografo e direttore artistico Domenico Iannone, volto molto noto nella coreografia contemporanea che da Bari ha ispirato il rinascimento della danza del sud Itali da molti anni accanto al Teatro Pubblico Pugliese.

Argomento quanto mai attuale, quello trattato stavolta in scena da Iannone, anche perché i casi di femminicidio non tendono affatto a diminuire ed anzi, con il perdurare della pandemia di questo ultimo anno e mezzo, sono cresciuti a dismisura. “Serva di tutti, ma schiava di nessuno è l’ennesimo slogan che diventa un atto d’amore – aggiunge il direttore di Altradanza ma anche della rassegna Esplorare 2021ma gli uomini l’hanno da sempre fraintesa. Così ho voluto dare voce alle donne alle quali sono state strappate le parole. Parole che gli uomini sostituiscono (spesso), con le mani.”

La coreografia diventa un atto generoso dell’autore verso se stesso e verso chi è chiamato ad interpretare il titolo in scena. Come già vissuto e visto nelle varie rappresentazioni di “Quest’Amore”, “Di Lune e di Tango”, “Encanto” (con la partecipazione di Andrè De La Roche, ndr), “Uno Nessuno e Centomila”, “Passeranno le Nuvole”, “Nozze di Sangue”, “Diario di Donne” a firma di Domenico Iannone per la sua storica compagnia. “Ogni quadro ed ogni interpretazione sono una disperata sofferenza muta – aggiunge Iannone – come una taciturna remissività imposta. Cerco in ogni modo di spiegare il dolore del silenzio. Le gestualità sono le sue parole e si resta attenti e partecipi perché percepisci quanto i danzatori, non danzano il tormento, ma lo interpretano. La scelta dei ruoli ad ogni singolo ballerino, rivela uno studio di profonda conoscenza dell’animo.” Domenico Iannone ha l’indubbia capacità di affidare ad ognuno di loro, la corretta anima di ogni donna alla quale è dedicato il balletto. Con la partecipazione straordinaria di Teresa Ludovico, voce recitante, il corpo di ballo è composto da Silvia Di Pierro, Giada Ferrulli, Domenico Linsalata, Sara Mitola, Serena Pantaleo, Miriana Santamaria seguiti dal lighting designer Roberto De Bellis in un lavoro multitasking.

Già impegnato con Carla Fracci ed in tournée in lungo e largo per i teatri italiani, l’ensemble Altradanza ha toccato più volte le corde artistiche e culturali del suo direttore artistico e coreografo principale Domenico Iannone, capace di realizzare un repertorio trasversale per intercettare le istanze del suo corpo di ballo e del pubblico che ha incontrato in tutti questi anni. Un repertorio che men che mai ha suscitato l’interesse e la partecipazione emotiva del pubblico in sala, e della critica nazionale, che ha più volte ha scandagliato l’animo dell’autore ed uomo-Iannone sensibile come pochi nel panorama coreutico italiano. Non ci resta dunque che andare al Teatro Kismet e scoprire perché si credeva che fosse amore, in scena mercoledì 13 ottobre alle 21, e sbirciare sul sito ufficiale della compagnia https://www.altradanza.com/.

Massimiliano Craus

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