La Misericordia della Dante è per ognuno di noi, colpevole senza saperlo

Sempre e comunque in Emma Dante c’è tutto. La regista palermitana riesce in ogni suo lavoro ad accostare violenza, degrado e miseria ai sentimenti più dolci e profondi come l’amore incondizionate delle donne. Con delicatezza unica la Dante inserisce i suoi personaggi nei gironi danteschi più profondi dove però c’è un’umanità che neanche nelle più alte sfere celesti si può trovare. Il disordine umano è trattato con la verità più estrema, ma con quella condiscendenza giusta e giustificata che merita.

Misericordia, scritto e diretto da Emma Dante
(foto Masiar Pasquali)

“Misericordia”, in questi giorni in programma al Teatro Modena di Genova, esplora ancora una volta il mondo dell’emarginazione e dell’abbandono. E’ il quadro di un Sud ancestrale, violentato disadattato eppure in grado di combattere giorno per giorno sulla scia di valori come la solidarietà e il sacrificio. Tre donne in conflitto trovano l’armonia nell’accudimento di un figlio problematico, partorito da una loro amica nel degrado e nella violenza.

La scena è scarna: solo 4 sedie di legno in fondo su cui vi sono tre donne e un ragazzo. Le tre sferruzzano e il ticchettio dei ferri è la colonna sonora dei movimenti scoordinati di un bimbo troppo cresciuto nel corpo, ma non nella mente. Arturo (uno straordinario Simone Zambelli), è un giovane disabile nato da una mamma prostituta (Lucia) e da un papà falegname chiamato da tutti Geppetto che naturalmente non lo voleva. Quando ha scoperto che Lucia è rimasta incinta e il suo ventre cresceva non lasciando più dubbi ha cominciato a picchiarla e a pendere a calci quella pancia come se fosse un pallone. Il bimbo è nato settimino e forse anormale proprio per quei colpi. Ma le tre amiche della mamma si sono prese cura di lui fino a quel momento. Ora non si può più, è chiaro per tutte, il ragazzo ha bisogno di cure diverse, deve almeno imparare a parlare. Se andrà in un istituto almeno mangerà tre volte al giorno e d’inverno avrà anche una stanza con un calorifero per riscaldarsi.

Misericordia, scritto e diretto da Emma Dante
(foto Masiar Pasquali)

Una decisione forte da parte della triade matriarcale che proprio attraverso questa terribile scelta spalanca la porta sulla verità di un sud che grida la sua sofferenza, la sua difficoltà di vita, la sua debolezza mai ascoltata. “Misericordia” è una sequenza d’immagini forti che vogliono scuotere il pubblico. Le tre meravigliose attrici, Nuzza (Manuela Lo Sicco), Anna (Leonarda Saffi) e Bettina (Italia Carroccio) mostrano tutta la loro fisicità attraverso movimenti che vanno dalla taranta alle carezze più dolci in un vortice emozionale tra sonno, sogni e ricordi. La danza è vita in loro, come in Arturo.

La nudità come in “Bestie di scena” mette a nudo non solo i corpi ma gli animi di ogni protagonista svelando quanto sia poco importante quella bellezza canonica dei rotocalchi a favore di un bello dalla genuinità più feconda. La performance della Dante ci riporta alla Baccanti di Euripide con il suo potere demiurgico e salvifico, quello dell’arte vera.

La misericordia di Emma Dante è quella di una Madonna terrena, poco azzurra e molto rossa. I suoi colori sono quelli del sangue misto a lacrime e sudore. Colori e sensazioni che ci riportano a Pasolini, in quei bassifondi più nascosti dove accanto al marcio ci sta, senza problemi, anche il sublime.

L’addio è straziante, eppure Arturo non lo sa, ma noi sì. Accusiamo il colpo, ed usciamo da teatro colpevoli, come se tutti noi fossimo responsabili di aver consegnato l’ingenuo bambino alla crudeltà dell’esistenza.

Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Modena fino a giovedì 10 giugno ore 19.

Francesca Camponero

[Foto in alto di Masiar Pasquali]

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