Beatrice Carbone

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Beatrice Carbone

Incontrare Beatrice vuol dire fare entrare un raggio di sole nella propria esistenza. Beatrice illumina gli altri della sua luminosità fatta di bellezza, gioventù e voglia di vivere. Figlia d’arte, ha iniziato a studiare danza con la madre Iride Sauri e a 15 anni è entrata a far parte della scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano. Dopo il diploma si inserisce nel corpo di ballo del Teatro e dopo pochi mesi le vengono affidati ruoli da solista e da prima ballerina, vincitrice di vari premi tra cui il Premio Positano, il Premio Acquidanza, il Premio la Giara d’argento, il Premio les étoiles de la danse a Cannes nel 2007, attualmente è solista del Teatro alla Scala di Milano e balla con il grande Roberto Bolle, con il quale le si attribuisce anche un invidiatissimo flirt giovanile.

Io e Bea ci siamo conosciute l’estate del 2012 a Savona per il Festival Danza al Priamar, dove era ospite d’eccezione, mentre io ne curavo l’ufficio stampa. Una giornata calda d’agosto dove sembrava impossibile pensare a provare su un palcoscenico al sole, ma i ballerini non si scoraggiano mai e sono sempre pronti a tutto, si sa. I suoi colleghi erano già sul palco e si stavano chiedendo perché “lei”, la prima ballerina, tardava ad arrivare. Io stessa cominciavo a fare considerazioni del tipo: ”E già, le prime donne si fanno sempre aspettare” e anche ”Chissà perché se non si fanno aspettare non si sentono importanti”, ma appena l’abbiamo vista correre trafelata con un bambino che le dava la mano e un sorriso incantevole, abbiamo capito che a lei si era pronti a perdonare tutto. Beatrice spiegò che le avevano rubato la valigia con gli abiti da scena e che quello era il motivo del suo ritardo. Come non capirla e compatirla! Per di più con lei c’era il figlioletto, accaldato e affamato che faceva tenerezza quanto sua madre. Beatrice e Ruben (questo il nome del bimbo) catturarono la simpatia di tutti e il ritardo passò in secondo piano.

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Beatrice Carbone

Racimolata una tutina di fortuna cominciò a provava il suo assolo con la disinvoltura della grande professionista, mentre il piccolo Ruben seduto in platea giocava ai videogiochi al computerino tra una patatina e l’altra da sgranocchiare. Un quadretto inconsueto che palesava un legame profondo costruito su una situazione non facile, che non poteva non farmi tornare alla mente la mia di una quindicina d’anni prima. Quante volte mi ero trovata nella stessa situazione con il mio Matteo, anche lui non sempre entusiasta ma paziente, costretto a stare al seguito della mamma in giro per i vari teatri… Qualcuno parlando di me diceva “la Francesca e il suo bambino” e io adesso pensavo” la Bea e il suo bambino” perché come nel mio caso anche questa coppia sembrava una cosa unica e indissolubile. La mia forte simpatia verso Beatrice ed in seguito anche il mio affetto, credo siano dovuti anche a questo lato della sua vita in cui ritrovo tante analogie col mio passato. Ma in tutto ciò c’è una grossa differenza tra me e lei: il come affrontare la vita. Bea è un fiore raggiante, sulla sua bocca è sempre il sorriso in qualunque situazione si trovi, io, ahimè, ero e sono ancora sempre incazzata col mondo e questo non va bene affatto. La nostra amicizia da quella calda giornata di agosto a Savona è andata avanti e quando posso vado ad applaudirla alla Scala e poi si va insieme a cena in via Broletto. L’ultima occasione è stata per lo spettacolo su musiche di Vasco Rossi ”L’altra metà del cielo”, uno spettacolo che mi ha lasciata perplessa, ma in cui senz’altro la personalità della Carbone è stata messa bene in luce dalla coreografa Martha Clarke. Beatrice ha danzato con la gioia e vitalità che richiedeva il suo personaggio, Susanna, mostrando quella passionalità che la caratterizza sempre e che la differenzia dalle altre ballerine, sempre un po’trattenute e sulle loro. All’uscita eravamo lì con altri amici scalpitanti di poterla riabbracciare. Quando è uscita sono stata investita dal suo inconfondibile profumo di fiori, prima che dal suo entusiasmo che ci ha tenute abbracciate a lungo, poi siamo tutti andati a farci una pizza. Lei sembrava non sentire alcuna stanchezza e come sempre ha tenuto banco raccontandoci dello shopping fatto giorni prima, ma soprattutto parlando di lui, del suo amore, il suo Ruben che la sorveglia più di un fidanzato.

[Da: Francesca Camponero, Incontri – davanti e dietro le quinte, cap. XIV, Montag Edizioni, 2015 (Epub, Liber Iter, 2015]

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