Una brillante e coloratissima Alice’s Adventures in Wonderland alla Scala

(foto Brescia e Amisano, ©Teatro alla Scala)
Chi era Lewis Carroll? Il suo vero nome era Charles Lutwidge Dodgson, era nato il 27 gennaio 1832 nella parrocchia di Daresbury di cui suo padre era coadiutore. Era il primo figlio maschio di una nidiata di sette sorelle e quattro fratelli. Da bambino si affezionava agli animali più strani e improponibili considerandoli suoi amici e inventava giochi per i fratelli che incantava coi suoi trucchi. Per tutta la vita ha escogitato rompicapi per incuriosire i bambini e, possiamo dire, che l’amore per l’infanzia gli rimase tutta la vita. Non si sposò mai, preferiva stare con le bambine e scrivere poesie e storie per loro, come accadde per Alice Liddell. E per lei, la undicenne figlia di amici, che scrisse l’appassionante storia che la vede protagonista: Alice’s Adventures in Wonderland (qui il link al testo in lingua italiana dal progetto LiberLiber con note biografiche dell’autore). Libro che ebbe un enorme successo tanto da essere tradotto in danese, olandese, francese, tedesco, italiano, russo, svedese.
Il balletto omonimo in programma al Teatro alla Scala dal 21 al 30 maggio è stato creato da Christopher Wheeldon per il Royal Ballet nel 2011 dove andò in scena il 28 febbraio. Tre atti che raccontano la storia di Alice in una modernità che si riflette negli effetti speciali, nel mix dei vari tipi di danza e soprattutto nella musica originale di Joby Talbot. Un balletto che dopo il suo debutto arrivò in tutti i teatri del mondo, dal Balletto Reale Danese a quello svedese, fino all’Australian Ballet e ora è approdato anche in Italia al Teatro alla Scala. Una pièce che sicuramente piace ad ogni genere di pubblico, risvegliando il fanciullo che c’è in ognuno di noi che con gioia si lascia catapultare nel mondo fantastico uscito dalla penna di Carroll.

(foto Brescia e Amisano, ©Teatro alla Scala)
Wheeldon si è divertito, è chiarissimo, in questo gioco scenico che si sviluppa nei vari episodi che hanno come protagonista un’Alice mai impaurita, sempre pronta a scoprire il bello, a giustificare i ”cattivi” e a sognare l’amore eterno. Forse una lettura un po’ troppo superficiale da parte del coreografo inglese perché in realtà l’Alice di Carroll è un personaggio ben più complesso. Alice è molto più di una bambina curiosa: è un’eroina vittoriana in bilico tra logica e assurdità. Emblema della transizione verso l’età adulta, incarna una personalità dove razionalità e immaginazione si scontrano continuamente, rendendola il perfetto specchio delle ansie e delle meraviglie della crescita. Non accetta passivamente l’autorità o le assurdità. Mette in discussione le regole illogiche del Paese delle Meraviglie, dimostrando un’indole curiosa ma critica.

(foto Brescia e Amisano, ©Teatro alla Scala)
Il balletto invece mostra di lei solo il lato ludico, non facendo cenno a quella che è la costruzione della sue identità e alla sua ribellione alle convenzioni sociali. Ciò non toglie che la storia raccontata da Wheeldon risulti affascinante e piacevole, grazie anche all’abilità dei ballerini. Perfetta nel ruolo della protagonista Linda Giubelli, sempre sorridente, carina, abile nella coreografia, la ballerina padovana ci restituisce un’Alice curiosa e dotata di grande fantasia; altrettanto perfetto Marco Agostino nel doppio ruolo di Carroll e Bianconiglio. Anche lui sembra incarnare perfettamente quanto l’ingenuo fotografo che il furbo coniglio, sempre pronto a tirare fuori dai guai la piccola Alice. Dal canto suo Virna Toppi calza benissimo il ruolo della Madre/Regina di Cuori, caricatura dell’autorità cieca e tirannica. Questo ruolo è senz’altro quello che più richiede abilità tecniche che giusto una prima ballerina può sostenere. La Toppi dentro un gigantesco cuore rosso che si apre all’occorrenza, dà inizio alle danze con il celebre adagio della Rosa dalla Bella Addormentata, che in questo caso diventa l’Adagio della tartina. Simpatici e divertenti i Valletti/Pesce e Rana eseguiti dai brillanti Said Ramos Ponce e Edward Cooper, come freschi e scattanti sono i tre giardinieri che si esibiscono nell’ultimo atto, i bravi Gabriele Fornaciari, Alessandro Francesconi e Alessandro Paoloni. A chiudere il quadro dell’ottima compagnia scaligera guidata da Frédéric Olivieri Timofej Andrijashenko, il timido Jack, poi Fante di Cuori che fa di tutto per meritare l’amore di Alice contro tutto e tutti. Virtuosi passi a due con la sua partner fino all’epilogo della storia in cui la macchina del tempo catapulta la coppia nell’oggi di un giardino fiorito dove i due, leggendo l’avventuroso libro che li ha fatti sognare, finalmente sono insieme senza né mamme cattive o regine di cuori che ostacolino il loro amore. Ad immortalarli il nuovo Carroll che, questa volta, userà un telefono cellulare per catturare quell’attimo di un sonnolento pomeriggio di sole.
Indubbiamente uno spettacolo da vedere che il pomeriggio di domenica 24 maggio ha entusiasmato una platea piena di giovanissimi affascinati non solo dalla danza, ma anche dalle magnifiche scene e dagli accattivanti costumi di Bob Crowley, per non parlare dell’ottima direzione di Koen Kessels, esperto nella conduzione della musica di Talbot, la cui partitura richiede grande attenzione per i vari passaggi da melodie diafane e pure a ritmi sincopati e pulsanti.
Lo spettacolo avrà ancora repliche mercoledì 27, giovedì 28 e sabato 30 maggio (fuori abbonamento).
Francesca Camponero
[Nella foto in alto: Virna Toppi (foto Brescia e Amisano, ©Teatro alla Scala)]

