Il trittico McGregor / Maillot / Naharin» alla Scala entusiasma i giovani

Teatro pieno venerdì 20 marzo alla replica pomeridiana del trittico McGregor / Maillot / Nahari in programma alla Scala dal 18 al 28 marzo, più una serata benefica il 31 marzo riservata alla Fondazione Ospedale Niguarda. Pieno soprattutto di giovani, anzi giovanissimi, che hanno molto apprezzato la danza forse anche perché non quella tradizionalmente classica, ma nelle varie interpretazioni di tre dei maggiori coreografi del panorama odierno, appunto Wayne McGregor, Jean-Christophe Maillot e Ohad Naharin. Ognuno di loro ha portato in scena il proprio linguaggio utilizzando la compagnia scaligera che mai come in questo periodo troviamo in perfetta forma, grazie anche al suo direttore Frederic Olivieri (appena rinnovato nel suo mandato).

Il

Chroma (foto di Brescia Amisano, Teatro alla Scala)

programma parte con la coreografia Chroma di McGregor per la prima volta su un palcoscenico italiano, nel ventennale dalla sua creazione. Una coreografia che ridefinisce la danza classica portando la tecnica tradizionale verso nuove possibilità espressive grazie alla fisicità estrema dei danzatori. “Un modo per riconsiderare il potenziale dei corpi altamente sintonizzati e articolati nella danza classica” come lo definisce lo stesso coreografo.  Un lavoro caratterizzato da un impatto spaziale vertiginoso e da un’energia androgina che esplora appunto la fisicità e il potenziale del corpo lavorando sulla velocità e la dinamica. In Chroma questa scrittura coreografica è incalzata dalla musica energica e intensa di Talbot e Jack White II. Molti  gli intrecci  tra i corpi, i lifts resi taglienti dalle pose finali in tensione, i fuori peso, tutto che si staglia con nettezza nella scena essenziale di John Pawson. Insomma un balletto di grande qualità tanto è vero che, ricordiamo, è stato proprio Chroma a valere a Wayne McGregor la nomina a coreografo residente del Royal Ballet! Bravi i dieci danzatori che hanno eseguito il brano venerdì pomeriggio da Virna Toppi a Caterina Bianchi, Camilla Cerulli, Maria Celeste Losa, Marco Agostino, Nicola del Freo, Christian Fagetti, Frank Aduca, Edward Cooper, fino al neo nominato primo ballerino Navrin Turnbull, la cui eleganza e leggiadria si distingue indubbiamente fra tutti.

Il secondo brano vede l’entrata nei programmi del Ballo scaligero per la prima volta il nome di Jean-Christophe Maillot, con un lavoro profondo e delicato, Dov’è la luna, in prima nazionale. Si tratta del primo balletto di un trittico con cui il coreografo francese ha voluto rendere omaggio al padre Jean Maillot, pittore e decoratore che creava scene per opere, balletti e spettacoli teatrali, da qui la passione del figlio per la danza. Christophe Maillot creò  Dov’è la luna quando suo padre stava per andarsene ed ”è il motivo per cui questo balletto non ha un vero e proprio inizio, né una fine – spiega il coreografo – è in transito, e lo stato transitorio mi sembra l’unico stato permanente davvero valido”. Ed è proprio in questo stato che si vedono impegnati i ballerini come in una tristezza pacifica che sembra collocarsi a metà strada tra il reale e l’irreale, come in un luogo in cui dimorano quegli esseri che si sono allontanati dalla vita terrena ma che si affermano comunque con la loro presenza invisibile. Le qualità grafiche del movimento emergono grazie anche alle note malinconiche della musica di Aleksandr Skrjabin (i Preludi), qui suonata magnificamente dal pianista pescarese Leonardo Pierdomenico. Lo spettacolo si apre con un assolo femminile, poi arrivano i pas de deux e i pas de trois intimi e lirici, a luci soffuse (forse troppo) dove i corpi si esplorano, si sfiorano e si sostengono grazie alle tensioni che esistono fra loro. Anche in questo caso ottima l’esecuzione dei sette danzatori scelti che ben sono riusciti ad esprimere il sentimento sospeso inteso da Maillot. Abbiamo ritrovato l’eccellente Navrin Turnbell duettare con un altro promettente ballerino, il genovese Gabriele Fornaciari (farà senz’altro molta strada nella compagnia), assieme a Letizia Masini, Giulia Frosi, Bemedetta Montefiore, Marco Agostino e Said Ramos Ponce.

Minus 16 (foto di Brescia Amisano, Teatro alla Scala)

Dopo il secondo intervallo, a chiudere il trittico è Minus 16, uno dei più illustri manifesti dell’originalità di Ohad Naharin e del suo linguaggio di movimento innovativo. Balletto che irrompe per la prima volta alla Scala portando i ballerini a sfidare sé stessi, ma rompendo anche le barriere tra artista e spettatore in una intensa e gioiosa esperienza per entrambi. Una coreografia che inizia già a sipario chiuso durante l’intervallo, in cui un ballerino inizia a danzar da solo attirando l’attenzione di chi pian piano ripopola la platea. Dal ballo da discoteca, al jazz, alla samba, senza però tralasciare il virtuosismo della danza classica, il danzatore attira l’attenzione e i primi applausi che arrivano già fragorosi.  Poi arriva il resto della compagnia con le sedie a semicerchio che occupano tutto il palco e lì si dà il via all’esplosione vitale. Perché è proprio questa Minus 16. Alla fine ecco che i ballerini scendono in platea e, all’insaputa di tutti, invitano a caso sul palco un gruppo di spettatori, pronti a scatenarsi  con loro dimostrando che in fondo ballare è facile per tutti. Minus 16 usa il linguaggio del Gaga, sperimentato da Naharin negli anni mentre creava balletti per la Batsheva Dance Company. “Esploriamo il movimento multidimensionale – spiga il coreografo israeliano – siamo pronti a scattare, siamo consapevoli della nostra potenza esplosiva e la usiamo”. Ed infatti questa coreografia è veramente un’esplosione vitale. Energia pura per 30 minuti che appunto riesce a coinvolgere fisicamente  con un crescendo che rapisce. Così è stato  venerdì pomeriggio in cui il folto pubblico di giovani ha ritrovato la danza che cercava come espressione generazionale. Il balletto ha coinvolto l’intero corpo di ballo del teatro alla Scala che alla fine, senz’altro esausto, si è portato a casa gli applausi più lunghi e sentiti.

Francesca Camponero

[In alto: Minus 16 (foto di Brescia Amisano, Teatro alla Scala)]

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