Ravel il vero protagonista dello spettacolo di Daniele Cipriani al Carlo Felice

L’unico balletto a cartellone per la stagione 2025- 26 del Teatro Carlo Felice di Genova era Coppelia, la storica coreografia di Amedeo Amodio su scene originali di Emanuele Luzzati e costumi di Luisa Spinatelli. Però, come si sa, l’allestimento scenico del balletto è andato distrutto in un grave incendio divampato alcune settimane fa nel deposito dove i proprietari della produzione custodivano scene, costumi e altri materiali. A questo punto la Daniele Cipriani Entertainment ha velocemente sostituito il titolo con Boléro-Ravel, spettacolo ideato dallo stesso Cipriani come omaggio alla musica di Maurice Ravel, su testo di Vittorio Sabadin e regia di Anna Maria Bruzzese. Produzione in cui naturalmente primeggia la danza, ma che dà spazio anche alla recitazione con l’intervento di due attori che raccontano aneddoti della vita del compositore francese.

Uno spettacolo che ieri, venerdì 19 dicembre 2025, alla sua prima, ha riportato grande successo di pubblico (presenti 1.300 persone) e che dimostra come la forma del balletto tradizionale lasci sempre più campo a forme diverse di fruizione dello stesso. Che la danza da sola non basti più?… su questo continuiamo a non essere d’accordo, certo che sperimentare un prodotto diverso può catturare anche quella fetta di pubblico che diversamente starebbe a casa. Ed è forse questo il pensiero di Daniele Cipriani che da anni porta in giro spettacoli così configurati.

Boléro-Ravel fonde gli episodi più significativi della vita del compositore, anticipando il fulcro dello spettacolo: il celebre Boléro, commissionato a Ravel dalla leggendaria ballerina e attrice Ida Rubinstein, nel cui ruolo abbiamo visto l’étoile Luciana Savignano. Una Savignano inconsueta di cui si è apprezzata la sua abilità di attrice. Una Savignano che tra passi di danza e ricordi affiorati dal passato, evoca la genesi del capolavoro di Ravel, abbozzando con la gran classe che la contraddistingue la sua grande esibizione nell’oramai iconico Bolero di Béjart di cui rimane interprete irraggiungibile. Ma il Bolero che porta in scena il madrileno Sergio Bernal con la sua compagnia e la coreografia di Rafael Aguilar è di tutt’altro stampo. Certamente non mancano la sensualità e la forza, ma quest’ultima è forse anche troppa a sentire tutto quel batter di tacchi e di sedie che vanno a coprire la musica. Un vero delitto.

Senza dubbio migliori i brani che lo hanno preceduto dalla Rapsodie Espagnole, di e con Sergio Bernal, a La Pavane pour une infante défunte, che porta la firma dei coreografi Simone Repele e Sasha Riva che danzano con Luciana Savignano. Ma il brano di danza migliore è sicuramente La Valse, interpretato da Anbeta Toromani e Alessandro Macario, con la coreografia di Francesco Nappi. Brano in prima assoluta che attraverso un linguaggio contemporaneo traduce la natura ambigua della musica di Ravel. Brano in cui la danza non illustra la musica, ma ne attraversa le fratture, scoprendo quei meandri nascosti che la rendono perturbante.
Ma se dobbiamo essere sinceri fino in fondo, ieri la protagonista della serata non è stata la danza, bensì la musica, quella del grande Ravel, i cui riferimenti classici (da Mozart a Saint-Saëns) si fondono con quelli esotici, afroamericani generando un linguaggio nuovo ed affascinante. Ottima l’orchestra del Carlo Felice diretta dal M° Paolo Paroni, che con grande esperienza non ha mai tralasciato l’attenzione al coordinamento coi ballerini sul palco.
Lo spettacolo sarà ancora in scena oggi sabato 20 dicembre 2025, ore 15 Turno F; sabato 20 dicembre 2025, ore 20 Turno B; domenica 16 dicembre 2025, ore 15 Turno C. Introduzione all’ascolto: 45 minuti prima dell’inizio in Sala Paganini.
Francesca Camponero
[In alto: Anbeta Toromani (foto di Marcello Orselli)]

