Serata Forsythe, la freschezza e il dinamismo della migliore danza di oggi

Cosa possiamo dire di William Forsythe, che sia l’erede di Balanchine?…

Agnese Di Clemente e Gabriele Corrado, Prologue (foto di Brescia e Amisano, © Teatro alla Scala)

In tal caso The Blake Works sarebbe catalogabile come una creazione neobalanchiniana, ma è proprio così? Se Balanchine è riuscito a creare un equilibrio straordinario tra tradizione e innovazione, trasformando il balletto in un’arte al contempo moderna e profondamente radicata nelle sue origini classiche, Forsythe utilizzando la musica di James Blake che mescola ritmi prossimi alla neonata musica dubstep e umori vocali intimamente soul, fa di più: lavora sui silenzi brevi e le spezzettate frasi musicali utilizzando passi apparentemente semplici che modificano e rinnovano i movimenti convenzionali della danza accademica. Col suo tono disinvolto e giocoso porta i gesti all’estremo, i port de bras alla massima estensione, le braccia dei danzatori infatti si spingono oltre la linea delle spalle.

Alice Mariani, The Barre Project (foto di Brescia e Amisano, © Teatro alla Scala)

The Blake Works, che nel 2023 ha visto il Corpo di Ballo scaligero diventare parte dello sviluppo creativo del grande coreografo è tornato sul palco del Piermarini da martedì 11 novembre dove resterà fino a sabato 29. Un attesissimo ritorno di una produzione che mette a dura prova la compagnia che dimostra di essere assolutamente all’altezza da quanto richiesto dal coreografo americano.

Serata William Forsythe – The Blake Works  si presenta in una nuova e inedita versione composta dalle  tre architetture coreografiche di PrologueThe Barre Project e Blake Works I.

In Prologue la musica è caratterizzata da innumerevoli cesure, ossia silenzi di durata indefinita ed è qui che Forsythe sviluppa una “partitura del respiro” in cui l’unico elemento della struttura coreografica è costituito da modelli prestabiliti di respirazione. I ballerini acquisendo una certa “acutezza uditiva” stanno in uno stato di costante sorpresa mentre danzano, e qui sta la magia.

Il secondo brano, The barre Project è stato concepito al culmine della pandemia quando i ballerini di tutto il mondo, per non perdere l’allenamento, si appoggiavano a qualunque mobile di casa per fare gli esercizi solitamente eseguiti alla sbarra. Le sequenze non hanno alcuna logica se non quella cinetica della tensione e rilasciamento che caratterizza gli elementi basic del vocabolario della danza classica. In questo caso anche la musica di Blake riformula diversi aspetti della composizione classica dando modo ai danzatori di sviluppare con la sbarra una specie di complice simbiosi con uno strumento a loro così familiare.

Mattia Semperboni e Gioacchino Starace, The Barre Project (foto di Brescia e Amisano, © Teatro alla Scala)

L’ultimo pezzo della serata, Blake Works I, esplora vari aspetti della rigida tradizione accademica, ma esprime anche quella tensione atta a trasgredire (e in questo ricorda molto Serenade di Balanchine). La grammatica di Forsythe attraverso la musica di Blake si scioglie in forme d’onda con i danzatori ad alternarsi tra l’insieme e l’individualità. Il loro movimento talvolta asseconda, talvolta contrasta la scansione spazio temporale della voce di Blake. Sta di fatto che tutti i ballerini sembrano a proprio agio, felici di sperimentare qualcosa di diverso che li fa danzare con gioia e dinamismo, quello di cui tutti hanno bisogno: energia pura. Musica e danza diventano monologhi interiori, ma confronti anche con gli altri. Tutto si unisce, nulla si sovrappone, insomma proprio come accade quando sale la marea.

Martina Arduino, The Barre Project (foto di Brescia e Amisano, © Teatro alla Scala)

Per quanto riguarda il cast di domenica 16 novembre non possiamo che riscontrare la bravura di ogni singolo danzatore impegnato nella coreografia caratterizzata da un profondo senso di libertà, dinamismo e gioia nel superamento dei propri limiti che tutti gli artisti riconoscono nel lavoro fatto con Forsythe. Ottimi Agnese di Clemente, Maria Celeste Losa, Gabriele Corrado, Domenico Di Cristo, Edward Cooper, Francesco Mascia e Said Ramos Ponce impegnati in Prologue. Altrettanto belle, fresche e seduttive Martina Arduino e Alice Mariani in The Barre Project, accompagnate dai vigorosi Mattia Semperboni, Frank Aduca, ancora Edward Cooper e Gioacchino Starace. L’ultimo brano, Blake Works I, oltre ai danzatori già menzionati, ha visto all’opera anche il corpo di ballo che ancora una volta non possiamo che considerare in ottima salute e di più. Per questo complimenti vivissimi al direttore Frederic Olivieri.

Francesca Camponero

[In alto: Agnese Di Clemente e Gabriele Corrado, Prologue (foto di Brescia e Amisano, © Teatro alla Scala)]

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