In un mondo post atomico rivive il mito di Pandora

Ieri sera, venerdì 29 gennaio alle ore 20.00, c’è stato il terzo appuntamento con la danza a cura del Teatro dell’Opera di Roma in collegamento al canale YouTube ufficiale del teatro. Questa volta si è assistito in diretta al balletto in scena al Teatro Costanzi, la prima di Pandora, la nuova creazione del coreografo Simone Valastro.

Rebecca Bianchi insieme al coreografo Simone Valastro

Il mito di Pandora ci riporta alla mitologia greca, mito legato a quello del celebre, quanto nefasto vaso, che le fu affidato da Zeus con la raccomandazione di non aprirlo mai, poiché la sua apertura avrebbe liberato tra gli uomini tutti i mali in esso racchiusi. Pandora, come sappiamo, spinta dalla curiosità disobbedì, aprì il vaso ed ecco avventarsi furiosi sul mondo la vecchiaia, la gelosia, la malattia, il dolore, la pazzia ed il vizio.

Simone Valastro, già ballerino dell’Opéra di Parigi ha intrapreso la carriera coreografica nel 2008 e lo scorso anno ha debuttato in questo ruolo addirittura al Bol’šoj di Mosca. All’Opera di Roma è arrivato quest’anno sempre grazie alle scelte della Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ed ha voluto portare in scena una creazione sulla musica di John Adams The Grand Pianola Music.

Come ha lui stesso affermato la sua Pandora non ha nessun vaso, e assomiglia ben poco al personaggio del racconto, ed infatti quello che si è visto nel balletto riporta ben poco alla storia e nel caso avesse avuto attinenze avremmo dovuto pensare che la sua lettura narrativa non era stata adeguatamente espressa. La creazione si basa invece sull’impulso musicale dettato dalle note di Adams che ha fornito al coreografo grande suggestione. Grand Pianola Music nato nel 1982 per due pianoforti, voce, percussione e fiati, fa un uso parodistico del diatonismo, di elementi bandistici e di tutta una serie di allusioni nascoste nelle iterazioni. Ma ad ispirare il musicista americano per questo brano non sono stati né Pandora né il suo vaso, ma una visione psichedelica di un pianoforte a coda che si allunga sempre di più fino a trasformarsi nella limousine con la carrozzeria più lunga del mondo. Un’immagine che lo stesso Adam attribuì al suo uso frequente di marijuana.

Non sappiamo se Valastro conoscesse questo aneddoto quando pensò comunque di riportare il mito di Pandora sul palcoscenico del Costanzi, in ogni modo ha colto perfettamente la trama musicale di Adam che ha saputo tradurre con successo nel suo balletto.

La gestualità dei ballerini è adeguatissima alla pulsazione ritmica del brano ed indubbiamente il corpo di ballo dell’Opera di Roma ci ha presentato un prodotto di qualità. L’atmosfera che si legge sembra essere quella di un mondo post atomico in cui un gruppo di persone si sente sperduto e alla ricerca di qualcosa. Epimeteo, fratello di Prometeo, questo qualcosa lo trova innamorandosi di Pandora condotta con arguzia sulla terra da Ermes, ignaro che la donna che ama sarà la distruttrice del genere umano.

Ottimi come sempre l’étoile Rebecca Bianchi (Pandora) e il primo ballerino Claudio Cocino (Epimeteo), eterea, fluida ed impalpabile lei, assolutamente lontana dal mondo terreno; forte e passionale lui, che la stringe consapevole che non le apparterà mai del tutto. Orchestra e cantanti dal vivo naturalmente contribuiscono alla maggior riuscita dello spettacolo.

Francesca Camponero

[Nella foto in alto, Rebecca Bianchi]

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