Anche a Genova tutti gli artisti in piazza contro l’ultimo DPCM

Si chiama “L’assenza spettacolare” ed è la protesta che venerdì 30 ottobre, dalle 11, ha percorso tutta Italia e che ha visto protagonisti i lavoratori dello spettacolo. Questo a causa delle misure introdotte dal Governo con la chiusura di cinema e teatri che dal febbraio scorso stanno creando un vero e proprio dramma sociale.

Anche Genova, naturalmente, ha preso parte alla protesta  in risposta a questi provvedimenti  e, a causa del divieto di manifestare (come da ordinanza regionale anti Covid che vieta le manifestazioni pubbliche e private e assembramenti) i lavoratori dello spettacolo hanno comunque fatto sentire la propria voce, presentandosi in P.zza de Ferrari, la piazza più importante della città. Qui non hanno stanziato, ma hanno girato a lungo intorno alla fontana  della piazza non creando alcun assembramento, per far valere i loro diritti sotto il Palazzo della Regione.

I lavoratori dello spettacolo sono fermi da febbraio. Solo il 20% di loro hanno lavorato in estate quando tutto sembrava avesse preso una piega migliore per la riduzione dei contagi, ma questo non vuol dire che già allora il comparto fosse in stato di emergenza.

Tecnici, fonici, attori, registi, musicisti, cantanti, ballerini, coreografi e maestri di danza genovesi erano tutti lì per tutelare il loro lavoro. Ricordiamo che il mondo dello spettacolo rappresenta il 6,8% di PIL in questo paese. Ma evidentemente questo non basta perché il governo prenda in considerazione questa problematica. Molti operatori dello spettacolo, messi alle strette da questa situazione contingente, stanno già cambiando lavoro per poter dar da mangiare alla propria famiglia. Perché far teatro non vuol dire giocare. Il lavoro artistico è un lavoro a tutti gli effetti, ed anche molto serio.

Pertanto Slc (Sindacato lavoratori della comunicazione) e Cgil chiedono con forza al presidente Toti e al sindaco Bucci di attivare urgentemente un tavolo permanente di confronto che affronti anche a livello locale i problemi di questo un settore fortemente penalizzato dalla pandemia e dai conseguenziali Dpcm.

Gli operatori dello spettacolo giustamente vogliono un indennizzo, in quanto indubbiamente hanno subito un forte danno dalla situazione sanitaria che ha costretto i più a casa. “Noi siamo aziende e se chiudiamo per il bene comune – spiega il direttore di Teatri Possibili, Sergio Maifredi – allora servono indennizzi proporzionati al fatturato delle nostre aziende”.

Vediamo cosa succederà. Nel frattempo i cittadini sempre più mortificati dalle privazioni di ogni genere, stanno a casa davanti alla tv ad essere martellati da notizie negative.  Questo fa bene alla salute??? Certamente no.

Francesca Camponero

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