Nureyev – The White Crow, l’affermazione di sé attraverso il proprio talento

È molto evidente che Ralph Fiennes nutra una grande ammirazione per il grande danzatore di tutti i tempi, Rudolf Nureyev, ma, oseremmo dire, che quest’ammirazione sia qualcosa di più: una vera e propria infatuazione, tanto da aver portato il noto attore inglese a dirigere un film che del grande ballerino ne esaltasse ogni qualità.

Esaltare le virtù di Nureyev non era cosa difficile, perchè sono state davvero tante, ma il difficile era riportare in vita attraverso la pellicola una grande personalità come quella di Rudy, unica e ineguagliabile.

Oleg Ivenko nei panni di Nureyev

Il film di Fiennes intitolato Nureyev – The White Crow sceglie di mettere a fuoco il periodo che antecede la grande fama del ballerino, quello della giovinezza immediatamente precedente la difficile scelta di rinnegare il proprio paese per rimanere in Europa, quel periodo che presenta già il carattere di un numero uno che non giunge mai a compromessi certo del riconoscimento del suo talento.

Ivenko e Polunin

Fiennes, alla sua terza regia, ritaglia per sé il ruolo del famoso maestro Alexander Pushkin, figura carismatica nell’insegnamento della danza, ma debole nella vita personale, e restituisce l’immagine di un giovane Rudy deciso e desideroso di vivere a pieno. Certo per lui la vita è la danza,ma per danzare al meglio dando espressività ai movimenti, è conscio che non basti la sola tecnica. Rudy ha sete di cultura generale, per questo vuole vedere e apprezzare a fondo il bello che c’è in ogni forma d’arte, consapevole che solo così potrà esprimere sè stesso al meglio. La tournèe a Parigi è per lui una scoperta, nutrita anche da un’amicizia importante nella sua vita, quella con con Clara Saint, ragazza colta e benestante che lo aiuterà nella richiesta di asilo.

Per il personaggio del protagonista Finnes ha scelto Oleg Ivenko, che nel viso ha una certa somiglianza con il vero Nureyev, somiglianza che però non vi è affatto nel modo di danzare e di porsi sulla scena. Gli intenditori di balletto infatti restano perplessi vedendo come il ragazzo, impreciso alla sbarra e che volteggia un po’ goffamente sul palco, possa riscontrare tutto quel successo. Mentre restamo abbagliati dalla bravura appurata di Sergei Polunin, nel ruolo del compagno di stanza, che gli brucia la scena quando viene ripreso danzare.,

Oleg Ivenko

Molti si sono chiesti il perchè non sia stato scelto Polunin al posto di Ivanko nel ruolo di Rudy, perchè sicuramente pur non avendo gli stessi dati somatici del grande ballerino, l’etoile ucraina ha quel temperamento e quella grinta che lo avrebbe sicuramente avvicinato maggiormente a lui. Ma il motivo pare sia stato che Polunin, genio e sregolatezza, non dava il giusto affidamento per portare a termine le riprese senza problemi. Comprensibile, conoscendo la personalità di Polunin, ma indubbiamente questo ha un po’ penalizzato il film che a tratti scorre lento, cercando di raccontare i tormenti di un giovane all’interno di un mondo che, se non si conosce a fondo, non è presentato nella maniera giusta.

Nel complesso però non si può dare un giudizio negativo all’operazione di Fiennes che ce l’ha messa tutta nel mettere in luce il processo di affermazione di un giovane uomo attraverso il proprio talento. Il film presenta egregiamente la maturazione di questa consapevolezza, che per Nureyev è stata la forza per diventare quello che è diventato.

Francesca Camponero

[Nella foto in alto: Oleg Ivenko e Ralph Fiennes]

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