Akerusia Danza al Teatro Mediterraneo di Napoli

Elena D’Aguanno (foto di Marco Gambardella)

Prosegue nel solco della tradizione la stagione di Akerusia Danza, storica compagnia di Elena D’Aguanno, in scena da mercoledì 5 giugno al Teatro Mediterraneo di Napoli. Terza tappa di una stagione che ha in Umberto Eco la sua genesi con l’inequivocabile ispirazione ad “Opera aperta” dello scrittore piemontese di cui la direttrice artistica napoletana ha voluto riprenderne l’essenza: opera aperta come proposta di un campo di possibilità interpretative, come configurazione di stimoli dotati di una sostanziale indeterminatezza, così che il fruitore sia indotto a una serie di letture sempre variabili; struttura, infine, come una costellazione di elementi che si prestano a diverse relazioni reciproche.

Una miscellanea artistica e culturale che è sempre stata nelle corde di Elena D’Aguanno, pioniera nel sud Italia della danza “non classica”, con però una matrice estremamente rigorosa di tutto il suo repertorio. Classico compreso. Esattamente come avviene nel trittico del 5 e del 6 giugno al Teatro Mediterraneo, ovvero una matriosca delle immagini de “Les Millions d’Harlequin” di Marius Petipa del 1900, i colori di “Futur’è” in repertorio di Akerusia Danza da ormai dieci anni ed i suoni di “Concerto”, una rielaborazione coreografica tratta dal repertorio contemporaneo di Paul Taylor, coreografo americano scomparso meno di un anno fa e celebrato dalle due sorelle Elena e Sabrina D’Aguanno.

Dal repertorio della Compagnia (foto di Marco Gambardella)

Un trittico disomogeneo in cui Petipa si confronta con George Balanchine nei festeggiamenti del 1965 con la prima rappresentazione de “Harlequinade” per poi tornare alle origini petipiane.

Ma anche un trittico in cui Elena D’Aguanno si confronta con se stessa, attraverso un suo grande successo del 2009, con l’accezione positiva del Futurismo che la stessa direttrice artistica e regista ha voluto imprimere: una sorta di omaggio a un movimento artistico, il futurismo, che, al di là dei significati storici, ha anticipato tutta l’arte contemporanea e ha rappresentato una rivoluzione culturale che ha interessato l’intero spettro delle moderne forme espressive.

Infine Paul Taylor, attraverso il “Concerto” che gli è stato dedicato da Sabrina D’Aguanno. Qui l’ammirazione delle due sorelle coreografe si è tramutata in passione, rielaborando sapientemente le musiche dei Concerti brandeburghesi di Johann Sebastian Bach n.6 e n.3 come se fossero stati pensati per gli spartiti di Paul Taylor. Come la stessa Elena D’Aguanno ha precisato, l’esuberanza della danza si abbina all’energia dei vivaci concerti di Bach. Un flusso dinamico di movimenti così radioso e senza pause che consente alla coreografia di diventare un modo del tutto naturale di muoversi verso e dentro questa musica. La musicalità è una caratteristica distintiva del canone coreografico di Paul Taylor e le coinvolgenti e dinamiche melodie dei Concerti brandeburghesi di Johann Sebastian Bach sono perfettamente riecheggiate nei fluidi movimenti dei danzatori. È come se non ci fosse altro modo di muoversi se non con questa musica.

Dal repertorio della Compagnia (foto di Marco Gambardella)

Ad ascoltarli come le si potrebbe dare torto, del resto proprio quest’anno Akerusia Danza è stata nominata compagnia mecenate della danza, promotori d’arte – per la Stagione Danza 2018/2019 del Teatro Bellini di Napoli e, grazie alla formula “gruppo di supporto”, si è esibita più volte nei titoli in cartellone. Riconoscimenti che non scalfiscono l’impegno profuso nel solco della valorizzazione della tradizione e dell’innovazione. Proprio come in occasione degli ultimi due titoli andati in scena al Teatro Elicantropo di Napoli “1+1=1 (Filosofia dell’identità)” di Ina Colizza ed Antonello Apicella e l’interreligioso “Romeo e Giulietta” di Ciro Venosa.   

Massimiliano Craus

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