Un bellissimo incontro con Mara Galeazzi

Siamo a maggio inoltrato ma il clima è quasi invernale in tutta Italia e quindi anche a Genova, la mia città, che in questi giorni ospita due big della danza, Matteo Levaggi e Mara Galeazzi, ospiti al Carlo Felice per un workshop e poi per un’audizione di ballerini professionisti per un progetto importante per la città.

Mara Galeazzi (foto di Jason Ashwood)

Ieri, sabato 18 maggio 2019, dopo lo svolgersi del workshop ero d’accordo con l’amico Levaggi di vederci per un apericena dove avrei incontrato anche Mara Galeazzi. Mi fa sempre piacere rivedere Matteo quando viene nella sua città, ma ammetto che conoscere la Galeazzi era cosa che mi intrigava molto.

Infilo l’impermeabile e metto in borsa l’ombrello portatile, prendo la metro e raggiungo i due in un locale vicino al Carlo Felice dove avevamo appuntamento. Li noto subito, sono in un tavolino in fondo, la testa platinata di Levaggi è inconfondibile, ma anche il viso di Mara non mi era sconosciuto dalle foto che avevo visto su internet.

Mi avvicino e li saluto, gli occhi di Mara sono indagatori, si sa i giornalisti mettono sempre un certo timore, ma faccio in modo di metterla subito a suo agio. La vedo infreddolita, del resto lei arriva da Muscat in Oman, dove adesso sono a 50 gradi. E’ più minuta di quanto pensassi ed il suo corpo esile è quasi inghiottito dal divanetto rosso su cui è seduta. Mi sorride timidamente e mi dà del lei. Non ha tutti i torti a non prendere subito confidenza con chi non conosce, oltre al fatto che io ho comunque 14 anni più di lei.

Mara Galeazzi

Ha i capelli neri, la coda, un viso intenso. Mi è simpatica e mi piace molto, voglio che si fidi di me e le chiedo cosa ne pensa di Genova e se le piace. Lei mi risponde sorridendo che sì, la città e bellissima, ma certo non immaginava questa temperatura, ma comunque, dopo tutto il caldo che c’è adesso a Muscat, è ben felice di respirare aria fresca. Mentre dice questo apre le braccia e in quel solo gesto si legge tutta la grazia e bellezza del suo essere una grande artista della danza.

Le chiedo se le fa piacere che la intervisti, si schermisce un po’, ma le assicuro che non sono una giornalista d’assalto (se non nel perorare giuste cause) e che non deve temere di lasciarsi andare.

Allora mi fa sedere più vicina a lei e comincia a raccontarmi di sè: ”Sono di Chiari, in provincia di Brescia, Dopo aver iniziato a far danza in una scuola privata sono entrata alla Scuola della Scala dove mi sono diplomata. Già prima del diploma avevo ricevuto l’offerta di entrare a far parte del Royal Ballet di Londra, ma ho preferito finire gli studi e a Londra ci sono andata nel settembre del 1992. Del resto nell’ambiente della Scala non mi trovavo bene e quindi quest’occasione è arrivata propizia. Dopo 4 mesi sono stata scelta da Glen Tetley come protagonista nella sua La Ronde. Questo balletto mi ha lanciata e nel 1995 sono stata promossa First Artist”.

Mara Galeazzi (foto di Jason Ashwood)

Da quell’anno la carriera della Galeazzi è andata sempre più in salita: è solista al termine della stagione 1997/98 e Principal nel settembre del 2003. E’ indubbio che il suo teatro è la Royal Opera House di Londra. Ma è stata guest star in diversi altri importanti teatri come l’Opéra di Parigi, il Metropolitan di New York, il Bolshoi di Mosca, il Teatro dell’Opera di Stoccarda, la Bukyo Civic Hall di Tokyio e il Teatro dell’Opera di Roma.

“Danzo, ma sono anche mamma – e mentre dice questo le si illuminano gli occhi – sono sposata con Jurgen Volckaerts, tecnico di palcoscenico alla Royal Opera House di Londra, ed abbiamo una bimba che ora ha sette anni. Quando ero incinta, stavo da sola perché mio marito era in Oman, dove lo aveva portato il suo lavoro. A Londra non era facile… così ho deciso di dare uno stop alla danza e mi sono trasferita anch’io in Oman. Certo, è stato un cambiamento brusco, a cui ho resistito solo 3 mesi. Poi il richiamo del mio lavoro, la mia passione, è stato forte. Destino ha voluto che ricevessi una telefonata dal direttore della Covent Garden Dance Company, che ogni anno organizza a Somerset uno spettacolo all’aperto nel giardino di una villa che ha 500 anni. Un contesto intimo, suggestivo. Ho così ripreso a ballare. Poi è arrivata anche la chiamata del Royal Ballet ed è ricominciato tutto. A Londra ho conosciuto Tim Podesta, coreografo australiano, con cui è scattata una fantastica sinergia. Insieme abbiamo creato M&T In Motion con cui abbiamo girato l’Australia, New York, con produzioni nuove, in collaborazione con Covent. Col Royal Ballet ho poi lavorato con Wayne McGregor in Virginia Woolf”.

Ed in Italia, alla Scala, non è mai ritornata, eppure è il suo paese? – le chiedo io.

Francesca Camponero e Mara Galeazzi

“Forse la Scala non mi ha mai perdonata di essere andata via… chissà… del resto all’interno di quel teatro ci sono cose che non comprendo e non condivido. L’Italia non si comporta bene verso l’arte e i suoi artisti, mentre all’estero si respira un’aria più aperta. Dispiace dirlo, ma è così”.

Ora però la chiamata di Matteo Levaggi per condividere il suo progetto con lei sembra davvero dare la giusta carica alla Galeazzi che, oltre a questo,ha anche in cantiere il progetto di un libro che non è una vera e propria biografia, ma più una condivisione del suo sentire attraverso le sue esperienze di vita. Il libro è in collaborazione col fotografo inglese Jason Ashwood, che le ha fatto scatti inconsueti, il più delle volte fuori scena, rigorosamenete in bianco e nero.

Le racconto che quest’estate ci sarà la nuova edizione del Festival Internazionale di Nervi, mi chiede chi danzerà e quando le dico che l’ultimo spettacolo prevede la presenza di Sergei Polunin, tutta raggiante mi dice: “Quel caro ragazzo! Sergei è un tesoro! Abbiamo ballato insieme al Royal quando lui era agli inizi e con me era carinissimo. Ogni mio compleanno mi faceva trovare un pacchettino in camerino con su scritto Sergei. Una persona dolcissima, profonda e sensibile, che ricordo con grande affetto”. Questo commento mi fa luce su tante cose, compresa quella che spesso giudichiamo gli altri con superficialità e per quello che i media ci vogliono far credere, mentre forse la verità sta da tutt’altra parte.

Sappiate dunque che il Bad Boy non è poi così “bad”. Grazie Mara.

Francesca Camponero

[In alto: Mara Galeazzi (foto di Jason Ashwood)]

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