Tre giorni in visita alla School of the Hamburg Ballet

Il portone d’ingresso della Scuola

Quando si arriva in Caspar- Voght – Strasse 54 e ci si trova davanti il grosso casermone in cui è sito l’Hamburg Ballet Center si capisce da subito che all’interno non può che esserci rigore ferreo.

Quando poi si sale la grande scala a chiocciola e ci si fa strada nei lunghi corridoi che portano alle varie aule sui diversi piani viene quasi un senso di inquietudine.

Guai parlare forte, guai far rumore anche solo coi tacchi delle scarpe, perchè non bisogna disturbare quello che accade dentro quelle aule che sono luoghi sacri per la formazione dei ragazzi che forse un giorno potranno far parte della prestigiosa compagnia di John Neumeier.

Lo striscione “The World of John Neumaier”

Un lungo striscione scende dalla tromba della scala e su di esso si legge a caratteri cubitali “The world of John Neumeier”, che è il titolo di un suo balletto, ma che suona anche come un ammonimento che tra le righe ha un imperativo: ricordatevi che siete qui.

Ed è infatti molto difficile non sentire che all’interno di quell’edificio di mattoni rossi, che da una parte vede i locali della compagnia e dall’altra quelli della scuola, si respira esclusivamente l’aria di Neumeier, adorato come un dio da tutti, impiegati, insegnanti, allievi e artisti del ballo. Del resto fra soli 4 anni, nel 2023, il grande doreografo avrà raggiunto il quarantesimo anno di direzione dell’Hamburg Ballet, superando ogni record, compreso quello di Marius Petipa, che regnò sul Balletto del Marijinsky dal 1862 al 1901.

Un’aula della Scuola

Ma quello di John Neumeier non è solamente un “regno”, ma appunto un mondo, governato con costanza, caparbietà, passione ed inesauribile lavoro, dalla sua grande personalità e la sua incredibile visione artistica della danza. In questo modo il grande John ha saputo erigere un organico “sistema” che dalla compagnia si espande nel Balletzentrum, oggi tra le accademie più importanti. Ma non finisce qui, infatti esiste anche una Fondazione a suo nome ricca di preziosi memorabilia, documenti, opere artistiche sulla storia del balletto (celebre la collezione su Vaslav Nijinsky e i Ballets Russes) fino al Bundensjugenballett, compagnia giovane progettata da Neumeier e nata su decreto del Governo federale tedesco.

A questo punto è anche ovvio che all’interno di questo cosmo non ci possono e non ci debbono essere imperfezioni e che tutto deve rigare dritto, rigorosamente alla tedesca. E così è.

Gigi Hyatt, direttrice della Scuola ed insegnante, è stata una grande ballerina della Compagnia, nonchè musa ispiratrice di John, per questo da lui tenuta in un palmo di mano, rivolgendosi alle insegnanti in visita al Centro dal 2 al 5 maggio (su organizzazione di Francesca Bernabini e Michele Politi) racconta: “L’energia che c’è in questa scuola penso si sia vista anche in pochi giorni. Quello che c’è da noi è la visione del direttore che è il primo punto. John ha voluto creare una scuola senza uno stile, ma che poi via via si è creato da sè. La scuola è nata 4 anni dopo la Compagnia, nel 1978. Qui dentro è un microcosmo in cui lui ha voluto tener vicini i bambini ai grandi ed anche ai ballerini professionisti per un interscambio importante per la creatività che è alla base del suo lavoro. Esaltare le capacità di ognuno è per Neumeier fondamentale in quanto ogni individuo è diverso dall’altro e per questo ha una sua bellezza propria e unica. – continua la Hyatt – È interessante per noi avere elementi che vanno oltre al fisico. Al posto di seguire una metodologia, lo scopo della nostra scuola è quello di lavorare sulla persona”.

Scultura all’interno della Scuola

Ed infatti quando si assiste ai corsi non si riscontrano allievi tutti uguali stile scuola Vaganova, ma anzi domina la diversità sia di fisici che di espressività, il che stupisce un po’ se non si entra appunto nell’ottica della direzione.

Una classe maschile

Gli insegnanti all’interno della scuola sono 12, di cui 2 esterni. Abbiamo avuto il piacere di apprezzare le lezioni di Janusz Mazon, Christian Shon, Kevin Haigen, Leslie Hughes e della stessa direttrice Gigi Hyatt. Tutti attenti a curare gli allievi nei minimi particolari, correggendo quelle piccole cose che fanno la differenza di qualità e classe in un ballerino. Abbiamo riscontrato grandi capacità nelle classi maschili del settimo ed ottavo corso in cui senz’altro spiccano ragazzi come Alessandro Frola e Roberto Calabrese, orgogli italiani.

Alessandro Frola

Ma la cosa che a me personalmente ha più colpita ed emozionata è stato il primo corso di preopedeutica curato dalla maestra di Wimbledon Ann Drower. La simpaticissima Ann si è formata alla Royal Ballet Scool di Londra, è stata membro anche lei della compagnia di Amburgo dal 1976 fino al 1982, ed ora con grandi capacità didattiche gestisce un folto gruppo di piccolisimi e splendidi esemplari che sono una gioia degli occhi per bellezza, disciplina, musicalità e già uno spiccato talento artistico. Il bello di questo corso è leggere la felicità con cui questi bimbi affrontano la danza, il che fa intendere che dietro non ci sia alcuna mamma che li forzi nella scelta.

Spesso questi bimbi (molti dei quali sono figli di ballerini della compagnia) vengono introdotti già nelle produzioni di Neumeier dove hanno modo di misurarsi con il palcoscenico e l’emozione di andare in scena.

Gli iscritti al Ballettschule des Hamburg Ballet sono tanti e la maggior parte di loro non è del luogo, quindi il primo anno devono anche imparare il tedesco che è materia di studio all’interno assieme alla musica, anatomia e storia della danza.

Roberto Calabrese

“Cerchiamo di portare gli allievi dal 1° all’8° corso, ma non accade sempre – dice Gigi Hyatt – il perchè è facile da comprendere: è difficile portare a termine un percorso arduo, in cui si sta tanto distanti da casa e dai propri affetti. Soprattutto è molto complicato per i bambini esteri. Non tutti hanno la determinazione per rimanere. Chi resta ed arriva alla fine è però meritevole di avere un lavoro, per questo cerchiamo di aiutare anche i più deboli in modo che al termine del percorso trovino una sistemazione lavorativa anche al di fuori della nostra Compagnia”.

Insomma la realtà della Scuola di Amburgo è senza dubbio un esempio e se ci si scrolla di dosso quel forte senso di austerità che trasmette, non si può che elogiarne l’operato dal quale non trae beneficio solo la comunità internazionale della danza, ma la stessa Amburgo, che proprio grazie all’Hamburg Ballet è entrata nella “mappa culturale internazionale”, capace di attrarre spettatori e artisti da tutto il mondo in virtù degli eventi e delle creazioni di Neumeier che sono inconfutabilmente dei capolavori.

Francesca Camponero

Francesca Camponero nel corso della sua vista alla Scuola dell’Hamburg Ballet

[Nella foto in alto, il maestoso palazzo del Ballettzentrum School of the Hamburg Ballett John Neumeier]

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