Con il suo passo leggero… anche Bobò ci ha lasciato

Pippo Delbono e Bobò

Chi conosce Pippo Delbono ed il suo teatro conosce anche Bobò, l’attore di punta della sua Compagnia, ma soprattutto l’uomo a cui Delbono si è dedicato da quando 22 anni fa l’ha tolto dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa in cui Vincenzo Cannacacciuolo (qesto il vero nome di Bobò) era rinchiuso per la sola pecca di essere “sordomuto, microcefalo e con problemi di deambulazione”.

Bobò è morto ieri sera ad ottantadue anni per le complicazioni di una broncopolmonite, lasciando nello sconforto il suo “papà” Pippo e tutti coloro che di questo fantastico omino hanno apprezzato… tutto.

La sua bellezza andava ben oltre l’aspetto fisico, era qualcosa di naturale, semplice, limpida come il suo animo che lo rendeva così splendente sul palcoscenico quando perfettamente attento alle direttive del suo maestro e papà adottivo eseguiva con gran classe ogni gesto, ogni movimento, talvolta anche qualche passo di danza, lasciando il pibblico incantato ed esterefatto.

Bobò e Pippo Delbono nello spettacolo Barboni

Delbono nel suo percorso ha sempre prediletto l’incontro con persone provenienti dai margini della società che hanno provocato una svolta importante nella sua ricerca poetica. Quando nel 1997 nasce “Barboni” è proprio Bobò il protagonista del suo spettacolo. In Bobò, quel piccolo uomo dallo sguardo smarrito, che non sente e non parla, analfabeta, incontrato in occasione di una attività laboratoriale nel manicomio di Aversa, dove era stato rinchiuso per 45 anni, Pippo riconosce i principi del teatro orientale che lo ha sempre interessato e su cui basa la sua forma espressiva.

“Nel teatro orientale c’è racchiusa una sapienza millenaria. Un gesto anche piccolo diventa l’apice di un percorso molto lungo e complesso”, raccontava Delbono. “Dopo aver studiato molti anni mi sono reso conto che la forza drammatica sta in uno stop, in un preciso momento, in un piccolo cambio di direzione, in una minuscola variazione di ritmo. Mi sono reso conto di quanto il nostro corpo sia in grado di trasformarsi in uno strumento musicale che, se vogliamo, possiamo suonare in maniera poetica”… Ebbene tutte queste scoperte che Pippo aveva appreso dopo lunghi anni di training erano presenti come dote naturale in Bobò. Fu una folgorazione, diciamo pure “un amore a prima vista” quello che ha unito questi due uomini in maniera indissolubile, e che solo la morte ha potuto separare.

Bobò e Pippo Delbono

Bobò per Delbono era uno di quei grandi vecchi e saggi attori della tradizione orientale, lui infatti, senza alcuna fatica, sapeva gestire quegli stop e quelle piccole variazioni di ritmo, trasformando il suo corpo in una vera e propria poesia vivente. Le doti di Bobò sono state importanti ed essenziali per il teatro di Delbono. Doti forse dovute alla sua esperienza nel manicomio, o al suo essere per menomazione rimasto un bambino, doti che in ogni caso portavano quella saggezza che fa il teatro autentico, forte e significativo. Doti che gli avevano fatto guadagnare riconoscimenti importanti come quella di cavaliere delle arti a Parigi e la cittadinanza onoraria di Aversa, la città che lo aveva condannato.

Io che conosco bene Pippo Delbono, che a lui sono legata da profondo affetto sin da quando l’ho conosciuto in occasione della prima del suo lavoro “Urlo” che ha debuttato al Festival di Avignone nel 2004 ed è arrivato al Teatro Stabile di Genova nel 2005, ho anch’io da subito imparato ad apprezzare ed a voler bene a Bobò, al suo modo di camminare col bastoncino ed i piedi rivolti in fuori come Charlot.

Non mi sono persa uno spettacolo di Pippo quando arrivava qui a Genova e non mi sono persa un suo film, dove sempre e costantemente era presente Bobò. Bobò col frac, Bobò con la tromba, Bobò col trucco da clown, Bobò con le ali da angelo, Bobò con le corna da diavolo, Bobò che amava gli abbondanti piatti di pastasciutta e che si faceva coccolare dalle attrici della compagnia, Bobò sempre con le scarpe da tennis ai piedi per camminar leggero sul palcoscenico che era diventata casa sua.

Ci mancherai Bobò. Ci mancherai” ha scritto sulla sua pagina facebook oggi Delbono. “Ci mancherai Bobò. Ci mancherai” diciamo anche noi con profonda maliconia e tenerezza perchè “dopo Bobò c’è sempre un vuoto“, come dice non a caso una battuta di uno spettacolo di Delbono.

Francesca Camponero

[Nella foto in alto: Bobò nello spettacolo Dopo la battaglia]

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