Meritato successo per il tributo a Nijinsky dei Ballets de Montecarlo

Piena la Salle Garnier per il primo momento clou della stagione de Les Ballets de Monte-Carlo, che sabato 8 dicembre si è asibita in un tributo a Nijinsky. La serata, con replica pomeridiana il giorno dopo, prevedeva quattro coreografie. La prima, Daphnis e Chloé, porta la firma del direttore della Compagnia Jean-Christophe Maillot. Il balletto era stato creato nel 2010 durante la celebrazione del Centenario dei Balletti Russi a Monaco. Ancora una volta Maillot dimostra le sue straordinarie capacità in un lavoro di rara bellezza in cui, mettendo da parte il testo originale dell’argomento di Longus e Ravel, si concentra principalmente sul linguaggio del corpo attraverso il quale i due protagonisti esternano ogni loro emozione nella scoperta dell’amore. Daphnis e Chloé sono come due adolescenti che riconoscono l’attrazione uno verso l’altra nel provare brivido al minimo tocco, accarezzandosi con sguardi pudichi e fiammeggianti allo stesso tempo, intraprendendo così un viaggio iniziatico che rimane ostacolato fino al suo completamento.

Belli e bravi i due ballerini Anjara Ballesteros e l’italiano Simone Tribuna la cui genuinità dell’interpretazione ha dato un valore aggiunto alle comprovate capacità tecniche. Il video di Ernest Pignon-Ernest accompagna l’intero balletto con la sua linea, che a mezzo di una matita, rappresenta il percorso disseminato di insidie ​​dei due giovani amanti in preda alla furia del desiderio carnale. Il suo disegno, ripercorre la rotondità di una spalla, la flessibilità di un collo o il volo di una mano completando il disegno coreografico e regalando al pubblico un prodotto di alta qualità.

A seguire Aime –Je un Reve? di Jeroen Verbruggen su musica di Debussy (Prelude a L’apres- midi d’un Faune) in prima assoluta che vede intepreti due danzatori Alexis Oliveira nel ruole del fauno e Benjamin Stone in quello dell’individuo alla ricerca della sua identità. Anche in questo balletto forte la carica erotica che va in crescendo nei 12 minuti di durata.

Il terzo brano si rifà al famoso balletto The Spectre of the Rose e la versione presentata è quella di Marco Goecke che a differenza di Maurice Béjart, che nel 1979 creò una parodia basata sul balletto originale, ne dà una lettura più complessa. Goecke aggiunge sei spiriti di supporto alla coppia principale e un secondo brano musicale di Carl Maria von Weber, “Il maestro degli spiriti” a quello originale. In questo modo, il nuovo Spettro non è solo più lungo, ma dà al ballerino principale la possibilità di incarnare uno Spirito che si differenzia dalla versione originale. Questa versione è tutt’altro che un elogio del romanticismo e non essendo offuscata da scenografie ridondanti come la camera da letto della ragazza in quella di Fokine, è incisiva e diretta. Il colore rosso è dominante e la coreografia di Goecke pur attingendo al poema abbraccia nuove e libere traduzioni. Da un punto di vista tecnico importanti e incisivi i port de bras che eseguono i ballerini che creano movimenti sempre più veloci e frenetici. Ma forse la cosa più rilevante è che qui il ruolo femminile mostra una grande potenza ed indipendenza.

A chiudere la serata Petrouchka di Johan Inger, l’artista svedese caro amico della compagnia che anche lui in questa occasione presenta una prima assoluta. In 36 minuti di danza Inger ci immerge nell’attuale e controverso mondo della moda e riflette su un mondo di consumismo, dove la lode dei giovani ed aitanti corpi è la regola. Petrushka è una bambola nelle mani di un mago che la fa ballare e saltare mentre tutti guardano stupiti. Una creazione entusiasmante ed avvincente che mette in luce la bravura dell’intera compagnia di Montecarlo in cui indubbiamente eccellono i tre ruoli principali Petruška, la Ballerina e il Moro. Anche se spostato in altra epoca e in altro ambiente Inger mantiene comunque la tragicità del dramma di Petruška, la sua lotta con il Moro e la sua fine. Tutto ciò che Stravinskij, con le sue sonorità aspre, svela al pubblico rimane forte ed intatto riproponendo opportunamente la storia tragica del burattino che ha sentimenti umani e che viene ignorato dalla folla festosa che non si interessa a lui presa da un mondo fittizio che si avvale solo di apparenza.

Francesca Camponero

[Tutte le foto sono di Alice Blangero]

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