Intervista a Luisa Baldinetti, coreografa delle danze di Aida per il Carlo Felice

Luisa Baldinetti (foto di Edoardo Piva)

Quello con Aida è l’appuntamento di punta della Stagione Lirica del Teatro Carlo Felice di Genova, che per il suo allestimento ha avuto anche l’aiuto di Banca Carige. Un appuntamento che il 2 dicembre aprirà la Stagione e per cui ci sono indubbiamente molte aspettative. Un’Aida speciale, come ha preannunciato il sovrintendente del teatro genovese,  che punta sugli effetti scenici assolutamente all’avanguardia che fornirà la nota videomaker Monica Manganelli che ha ideato un immaginario egiziano futuristico e irreale, che richiama film di genere science-fiction, con l’intento di creare meraviglia visiva e stupore agli occhi dello spettatore.

Ma Aida, ricordiamo bene, comprende anche molta danza, all’interno del II atto, un balletto che ha visto molte coreografie firmate da grandi nomi, ultimo dei quali quello di Vladimir Vasiliev che ha curato le danze dell’ultima edizione scaligera e di quella in Arena di Verona. Il Carlo Felice ha deciso di affidare questo importante incarico ad un’artista che ha mosso proprio i primi passi all’interno del teatro, Luisa Baldinetti, nativa dell’Isola d’Elba che da anni si è trasferita a Genova, dove lavora con passione sia all’interno del Carlo Felice che fuori.

Abbiamo rivolto alcune domande a Luisa riguardo questa sua nuova esperienza:

Indubbiamente una grande esperienza questa di occuparti delle coreografie di Aida per il Carlo Felice. Chi ha pensato a te per questa produzione?
A pensare a me è stato il regista dell’opera Alfonso Antoniotti con cui ci conosciamo da anni e che aveva già visto ed apprezzato altri miei lavori. Alfonso è anche molto amico di Davide Liveromore con cui io già collaborato come coreografa in diversi suoi allestimenti.

Opéra Royal de Wallonie in Liège (foto di Lorraine Wauters)

In che modo si lavora ad una coreografia in un’opera?
Fare coreografia per l’opera lirica è una cosa diversa che costruire un balletto vero e proprio. L’opera è più globale e coinvolgente. La partenza è sempre la musica e poi c’è il libretto, la traccia narrativa da seguire. Io da tempo mi sono innamorata dell’opera lirica. Fare coreografie per l’opera lirica vuol dire lavorare a servizio. C’è il regista che dà le direttive su come vuole improntare la parte danzata, ma dietro c’è sempre una drammaturgia. Oltre a ciò c’è l’aspetto tecnico. A differenza di altri lavori i tempi sono molto stretti e spesso ci si trova a lavorare con danzatori che non si conoscono e con i quali si ha poco tempo per costruire.

Il corpo di ballo che ti è stato affidato è di alta qualità, come ti senti all’idea di dirigere il balletto di Tirana?
Parto domenica 11 novembre ed poco meno di un mese per lavorare con loro. Mi sono fatta mandare del materiale che li riguarda per conoscere meglio il loro lavoro. Devo dire comunque che io ho una certa abilità nell’adattarmi alle situazioni e quindi penso di non avere problemi anche con questo gruppo di ballerini composto di 10 elementi. Del resto io sono sempre stimolata dalle novità, conoscere artisti nuovi è interessante, mi piace molto… spaziare.

Opéra Royal de Wallonie in Liège (foto di Lorraine Wauters)

I ruoli principali a chi sono affidati?
Non ci sono ruoli solistici, come nella danza dei Moretti non sono previsti bambini. Il regista non era orientato verso i bimbi per questa danza. La coreografia vuole essere più legata alla drammaturgia e le danze ruotano intorno alla figura di Amneris che si prepara alla festa per il ritorno vittorioso di Radames.

Lo spot del Carlo felice presenta uno spettacolo che ha molta animazione video, è così? Questo “virtuale” influenza anche la danza?
Sì, la scenografia virtuale di Monica è predominante, ma non influenza la danza. Certo, essendo uno spettacolo globale, danza e scenografia si contaminano indubbiamente.

Dopo questa esperienza ti è già stato offerto dell’altro nell’ambito delle opere liriche?
C’è una cosa di cui non voglio ancora parlare non essendomi ancora stata confermata, ma diciamo che la mia esperienza nell’ambito della lirica parte dal 2011 in cui ho collaborato con il Regio di Torino per l’allestimento de  I vespri siciliani per la regia di Livermore. Spettacolo in coproduzione con Den Norske Opera & Ballett (Oslo), OLBE-ABAO (Bilbao) e Teatro Nacional de São Carlos (Lisbona) che è stato poi replicato a Reggio Emilia, Modena, ma anche  a Valecia e Bilbao ed in futuro anche in America a Los Angeles. Un altra bella esperienza l’ho avuta alla Fenice di Venezia con Rosetta Cucchi nell’allestimento del 2016 della sua La Favorite. Lo spettacolo è andato in diretta su RAI5 e nel circuito cinematografico di Nexo Digital.

A questo punto non possiamo che complimentarci ed augurare in bocca al lupo a Luisa Baldinetti, aspettando di gustarci questa Aida ”spettacolare”.

Francesca Camponero

[In alto: Opéra Royal de Wallonie in Liège (foto di Lorraine Wauters)]

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