Soggetto senza titolo

8 giugno – 21 luglio 2018
ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini

venerdì 6 luglio ore 21:45
SOGGETTO SENZA TITOLO  – danza
di e con Olimpia Fortuni

Soggetto senza titolo è un quadro al muro che prende vita.
È un viaggio notturno.
Il blu che si scioglie nello spazio.
Abbandono e solitudine in città accecate.
Io sono più di una cosa e in continuo cambiamento.
Non afferro l’idea del tempo e solo così mi trovo.

Soggetto senza titolo è un viaggio. Il viaggio del corpo alla ricerca dell’uomo.
È un flusso di coscienza traslato in un corpo che muta il suo stato materico e snoda il suo viaggio in tre movimenti (presente, passato, futuro), dove l’irreale si fonde con il reale, in una dimensione onirica del tempo, in un dialogo intimo e, ugualmente, aperto, con chi si affaccia ad offrire il suo sguardo. La materia corporale si espone ad una metamorfosi continua che si evolve e si trasforma. Senza una forma, né un nome, che possa limitarla. Come una macchia d’inchiostro, che si espande senza un contenitore, prova a cercare una verità. Va giù dove è più buio per toccare la sua pelle dal di dentro e lì trovare l’essenza, la radice del suo essere…vivente.

Note dell’autrice
Lo scrittore Goffredo Parise nel 1964 già diceva: i giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. Le persone appaiono finte, abili a recitare una parte, tanto abili che si sono perse se stesse, chiudendo ogni possibilità di comunicazione con l’esterno. La mia urgenza è portare in scena la verità nella fragilità, nell’errore, nel fallimento, nella solitudine, nella tristezza, e proprio lì, in ciò che non mette a proprio agio, trovare finalmente il meraviglioso esemplare in via d’estinzione: l’essere umano.
Accompagnata dallo studio e dalle riflessioni di un eccellente antropologo ricercatore, Dott. Giacomo Loperfido, sviluppo il mio pensiero danzante. Mi rendo cavia per tirare fuori un mood che si mostra sempre più prepotente e che mi sembra ormai difficile ignorare. Questa malinconia ci ricorda che ci manca quello che non ci serve! Che la povertà è un valore, è una ideologia, politica ed economica.
Povertà è godere di beni minimi e necessari. Dunque il campanello d’allarme di questo disagio esistenziale è proprio nella malinconia, in qualcosa che abbiamo perso.
“Suddiviso in tre movimenti, Soggetto senza titolo, è una vasta riflessione sull’uomo e sul tempo. Si rompe, però, lo schema lineare che vuole una sequenzialità stabilita, che dal passato porti al presente e da questo al futuro. In una poetica dei movimenti basata sull’essere, e avversa (politicamente avversa, verrebbe fatto di dire) all’avere, il presente è – ineluttabilmente – il punto di partenza, il motore emotivo della ricerca. Da qui e solo da qui, dopo avere scardinato l’omologazione che annichilisce il senso, si accede a un passato bestiale, animale, in cui l’uomo appare nella selvaggia intimità della specie. Solo nello scontro e nell’incontro di passato e presente, infine, si può dischiudere l’accesso al futuro, dove la dimensione dell’umano cerca, e forse trova, un suo posto nella grandezza del cosmo”.

Cit. dall’ottavo volume di “Teatro Akropolis, Testimonianze ricerca azioni” (2016) in cui è contenuto il processo di ricerca.

a seguire

FRAY
con Pieradolfo Ciulli
di Olimpia Fortuni

Tutto è nato per andare sempre più veloce, è il ritmo del caos.
Dal Big Bang ad oggi i pezzi del puzzle dell’esistenza diventano sempre più microscopici, come frattali, e noi oggi non siamo altro che una parte piccolissima del ripetersi di un disegno dell’esistenza di grandezze inimmaginabili. Delicati e fragili quanto un bicchiere di cristallo che, prima o poi, cadrà e si romperà in mille pezzi, poiché è l’inevitabile direzione della vita che tende alla disgregazione e alla frammentazione.
Fray è una vivisezione cruda del corpo che vive e che corre, oggi, più che scorrere, consumandosi ed esaurendosi. Un cimitero di ossa, fotografia del futuro, parte di quello che materialmente saremo, per ricordarci quanto non sia scontato essere qui, ora.
L’influenza dei nostri tempi trasforma la decomposizione in altro ordine e il caos non solo si espande verso il fuori ma dall’interno implode.
La pesca che compriamo al supermercato marcisce dentro, mentre fuori la pelle rimane accattivante e desiderosa di essere assaggiata. Noi, nel nostro degrado globale e individuale, seguiamo lo stesso processo fisicamente, spiritualmente, socialmente, culturalmente.
Così non solo la vita, ma anche la morte è diventata ambigua e, se esteticamente possiamo godere di tutti i formulati di bellezza e onnipotenza, dentro non possiamo fermare il nostro eterno viaggio verso il caos.L
a potenza e la bellezza della vita sfugge inconsapevole come la meraviglia di un corpo danzante nel suo viaggio dentro e fuori di sé.

Realizzato con il sostegno di Sementerie Artistiche e FattoriaVittadini

prenotazione necessaria a tutti gli spettacoli
Ingresso 13 euro
Info e prenotazioni 02 66200646 –  olinda@olinda.org      olinda.org

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