Bellezza ed eleganza alla Serata Nureyev alla Scala

Svetlana Zakharova ne La Bella Addormentata

Non gli mancava nulla, un corpo dalle splendide proporzioni ed un volto che era un misto di ingenuità, arroganza e sfida, illuminato da due occhi verdi sempre vigili ed attenti che non si fermavano mai. Rudolf Nureyev, il divino, indimenticabile, il cui stile sposava alla perfezione la morbida armonia dell’Occidente con l’aggressività russa, rimane un’icona dell’incoscio collettivo, eterno perché non si è mai concesso veramente. Oggi a venticinque anni dalla sua scomparsa il Teatro alla Scala, che lo ha ospitato per la prima volta il 9 ottobre del 1965 nell’unica rappresentazione di Romeo e Giulietta accanto a Margot Fonteyn, lo ha voluto omaggiare con una serata a lui dedicata e che ha riproposto le sue coreografie più emblematiche, portando alla ribalta gli artisti maggiori del momento.

Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov, Don Quixote

Una serata che giustamente si è aperta con l’estratto dal III Atto de La bella Addormentata nel bosco, balletto amatissimo da Nureyev. “La Bella rappresenta l’apogeo del balletto classico – diceva Rudy – e rappresenta per me il compimento perfetto del balletto sinfonico. Esige che il coreografo ritrovi l’armonia con la partitura di Caikovskij” e la sua coreografia non solo corrisponde a quest’armonia ricercata, ma mette anche a dura prova la tecnica dei ballerini. Difficilissime le variazioni solistiche, complicati gli intrecci delle parti corali, l’ensamble di un disegno perfetto che solo compagnie di grande levatura riescono ad eseguire impeccabilmente. Ed impeccabile è stata l’esecuzione del Balletto della Scala che ha dato gran prova di sè in questo spettacolo presentato per la prima volta alla Scala nel 1966. Una coreografia che combina elementi della tradizionale versione sovietica con una rilettura accurata delle fonti storiche relative al balletto imperiale russo, aggiungendo nuove dinamiche soprattutto per i ruoli maschili. Ineccepibile come sempre Svetlana Zakharova nel ruolo della principessa Aurora, questa volta accanto al francese Germain Luovet, che però non faceva certo scomparire la nostra Martina Arduino nel Passo a Cinque con Maria Francesca Garritano, Chiara Fiandra e Vanessa Vestita.

Entusiasmanti Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov nel Grand Pas de Deux del III Atto del Don Chisciotte, un’altra frizzante coreografia di Nureyev che mantiene il legame con il prototipo di Marius Petipa, aggiungendo vigore al ruolo maschile che si era cucito su misura sul suo puntiglio tecnico e l’accantivante malia di grande dominatore di scena qual era. Gli equilibre, assieme ai suoi fouetté doppi e soprattutto ai suoi meravigliosi sorrisi ci hanno reso la Nunez senz’altro più simpatica dell’algida Zakharova.

Apollo, Nicoletta Manni e Martina Arduino

Ma la grande attesa era per l’Apollo, quello che il grande Rudolf interpretò alla Scala il 10 dicembre 1971. La serata scaligera ha affidato il ruolo del protagonista al “divino per eccellenza” Roberto Bolle, mentre Nicoletta Manni, Martina Arduino e Virna Toppi erano rispettivamente Tersicore, Polimnia e Calliope (v. foto in alto, ndr). E se su Roberto Bolle non ci sono troppe parole da spendere se non quelle scontate di sempre, un plauso va alle tre Muse, queste giovani stelle che giustamente si meritano il titolo di prime ballerine del più importante teatro del mondo. Ognuna di loro con la propria personalità ha dato smalto al proprio ruolo con grazia e bellezza, offrendoci un’esecuzione perfetta e raffinata che le accomunava nelle capacità tecniche, ma non nell’ individualità espressiva. Tre Muse veramente, tre fiori radiosi e colorati di cui la compagnia scaligera non può che andare fiera davvero.

La serata si è chiusa con un defilè perfettamente organizzato dal Direttore del Ballo Frederic Olivieri sulla marcia del lII Atto del Tannhauser di Wagner, in cui si sono visti scorrere tutti gli elementi della Compagnia e le étoiles presenti alla serata, con loro anche i giovani allievi ed allieve dell’Accademia di cui, ahimè, non poteva non saltare agli occhi la poca omogeneità fisica. Siamo in Italia e non all’Accademia Vaganova, ma un po’ di attenzione nella selezione fisica degli allievi andrebbe fatta, perchè ricordiamoci che se le giuste scremature non vengono fatte in partenza arriveranno inevitabilmente in futuro e lì i dolori per alcuni di loro saranno maggiori.

Francesca Camponero

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