Classe, tecnica, vitalità ed emozione ne L’Etè danse! della Compagnia di Maillot

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Massacre

Andare a Montecarlo per assistere ad uno spettacolo de La Compagnie des Ballets de Monte-Carlo alla Salle Garnier vuol dire andare a vedere una meraviglia nella meraviglia. Infatti il pubblico non può che rimanere incantato non solo dalla bravura della straordinaria compagnia di Maillot, ma anche dallo scenario offerto dalla prestigiosa sala che vede una sovrapposizione di stucchi dorati, il tutto sostenuto dalle travi in ferro disegnate da Gustave Eiffel. Per non parlare del panorama che si gusta dalle  grandi vetrate che si affacciano sul golfo che  senza dubbio fanno di questa sala un luogo unico al mondo.

Ma veniamo al balletto in programma dal 19 al 22 luglio, intitolato L’Etè danse! che portava in scena due nuove creazioni dei coreografi di danza contemporanea  Sidi Larbi Cherkaoui e Jeroen Verbruggen.

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Massacre

La serata, che il giorno 20 ha visto anche la presenza in sala della Principessa Carolina, si è aperta con Massacre, la creazione di Jeroen Verbruggen che si rifà alla Sagra della Primavera di Stravinsky, proponendone una versione quasi jazz del rito. Un rito perverso che inizia con l’ingresso di un danzatore di colore con giarrettiere rosse. Il ballerino si muove (meravigliosamente) sotto una luce cupa ed un soffitto ribassato che sembra quasi schiacciarlo. Ma a schiacciare ogni impulso di tutto il corpo di ballo maschile che via via entra in scena (sempre con giarrettiere rosse e cappello anch’esso rosso) è la Chiesa intesa come simbolo di repressione dal quale tutti vogliono liberarsi. Le donne quasi mostruose per il loro trucco da zombie che vuole colorati di nero anche i denti, sono delle specie di suore – streghe che tengono legati i maschi. Maschi repressi che di nascosto si cercano, si baciano giocando con quell’amore che gli viene proibito. Maschi che però alla fine ce la fanno a venire fuori da questo stato repressivo incatenando appese quegli esseri mostruosi. Come nella primavera di Stravinsky la vittima c’è anche qui, ed è donna. Di lei si assiste ad una svestizione  in scena a cui segue, sempre in scena, una vestizione di piume rosse. La donna è presa da un gruppo di uomini che ne fanno quello che vogliono lasciandola attonita della propria debolezza.

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Memento Mori

Jeroen Verbruggen ha voluto con coraggio affrontare molti temi all’interno del lavoro monumentale di Stravinsky e se in certi punti appare eccessivo in questo gioco appunto al massacro è indubbio che quanto abbiamo visto è di estrema efficacia e bellezza, grazie anche agli straordinari 8 ballerini e 7 ballerine, di cui non si possono non rimarcare le capacità tecniche. La Compagnie des Ballets de Monte-Carlo è la bella danza di oggi, grande tecnica classica mista ad un ottimo lavoro di contemporaneo su fisici straordinariamente duttili.

Il secondo tempo ha presentato Memento Mori, la creazione di Cherkaoui. Memento Mori, ovvero “Ricordati che morirai”, è la parte finale della trilogia che il coreografo ha creato per i Balletti di Monte Carlo dopo In Memoria e Mea Culpa. La situazione sembra quella di Guerre Stellari: dall’alto scende un grande lampadario a tre anelli pieni di luci che sembra una grossa navicella spaziale, mentre l’intera compagnia è sul palco. I 20 ballerini danzano in gruppi e a coppie, partono prima più soft e poi si va in crescendo come la musica (di Woodkid) che via via diventa più forte. Le donne, dolci e seduttive, rigorosamente sulle punte, accompagnano le camminate marziali degli uomini. Tutto sembra girare intorno all’amore, l’unica cosa che dà il senso alla vita e che resta l’unico bene prezioso sotto il cerchio di luce che lo sommerge.

Francesca Camponero

[Foto in alto: Memento Mori]

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