Furiosa e animalesca energia vitale nello spettacolo di Vanderkeybus (recensione)

Wim Vandekeybus, stravagante e ludico in ogni suo lavoro, è sempre capace di trasformare il palcoscenico in un campo di battaglia. Lo abbiamo visto ed apprezzato lo scorso anno quando sempre sul palco della Tosse, a Genova, ha portato Speak Love if you Speak Love  in unica tappa italiana. Questa volta, nella seconda edizione della Rassegna Resistere e Creare ancora una volta per la direzione artistica di Michela Lucenti, la straordinaria compagnia del coreografo belga ha fatto rivivere una sua nota creazione del 1999, In spite of wishing and wanting (traducibile, alla lettera, come “nonostante il desiderio e la volontà”) in programma sempre al Teatro della Tosse venerdì 9 e sabato 10 dicembre.

inspite-dannywillems-730x490
Foto di Danny Willems

Uno spettacolo che, sia pur datato, conferma il grande talento di Wim Vandekeybus, autore di teatrodanza, film-maker, fotografo ed esponente di punta dell’ onda fiamminga della nuova coreografia europea che emerse con prorompenza nel panorama anni Novanta.

In spite of wishing and wanting  è stato il segno di una nouvelle vague che propone quella forma di  teatro fondato sull’intensità di un movimento marcatamente aggressivo corredato di parola. Un teatro al limite del surrealismo, spesso fine a se stesso, ma che la furiosa energia virile all’interno rende accattivante e interessante.

In questo spettacolo, a differenza del precedente visto lo scorso anno,  gli interpreti sono tutti uomini, nessuna donna,  undici maschi, assolutamente diversi fra loro nei fisici, nella lingua, nel modo di relazionarsi tra loro. Il tutto è un intreccio  di linguaggi : danza, teatro, film e musica (composta appositamente da David Byrne) che traducono la particolare ricerca sul gesto espressivo condotta dal genio belga. Uomini intesi nella loro animalità, pura pulsione declinata al maschile, un desiderio intenso di ritorno al primordiale.

inspitedannywillems15dw-4933
Foto di Danny Willems

Tanto riferimento all’onirico in cui Vandekeybus cerca di evocare quel livello di desiderio profondo che si esprime soprattutto nei sogni, nelle paure primitive, nella condizione dei dormienti, nelle sfere dell’inconscio e dell’istinto, sottolineato anche dall’inserimento di un cortometraggio (che anch’esso porta la firma di Vandekeybus)  ispirato a un racconto dello scrittore argentino Julio Cortázar, che narra le strane manovre intercorse tra un venditore di parole e un tiranno. Un film dal sapore felliniano in cui  il protagonista vende le ultime parole da dire quando si muore monetizzando un bene immateriale.

I maschi in scena sono forti e brutali, un gruppo come di uomini primitivi che evocano un mondo segreto e non condivisibile. Iniziano con l’essere  dei cavalli, poi stanchi diventano persone che hanno bisogno di dormire. Dormono e quindi diventano sognatori, per poi risvegliarsi e tornare a combattere. Spesso parlano, parlano (un po’ troppo) senza neanche capirsi fra di loro come in una Babele Biblica. Come afferma lo stesso Vandekeybus, questo spettacolo vuole rappresentato “L’uomo in cui coesistono volontà e passione. E la passione è tanto più rischiosa dell’indifferenza naturale che anima le bestie. Perché riguarda l’ansia di possesso, cioè la parte più pericolosa dell’essere umano”.

inspite_5uv3964-jpg-5000x400_q90Senza dubbio i pezzi migliori di In spite of wishing and wanting sono quelli danzati, ovvero dove gli elementi della compagnia dimostrano la loro grande preparazione tecnica a livello di ballerini. Sono quattro lunghi brani che valgono tutto lo spettacolo in cui gli undici danzatori corrono, si prendono, si respingono , per poi trovarsi ed amarsi fino a spiccare il volo come nell’ultima straordinaria coreografia che vuole trasformare quegli uomini/bestie in uccelli/angeli. Bellissima. Questa performance assolutamente strong dura la bellezza di 2 ore e un quarto che scorrono velocemente, ma  che per la verità, potrebbe fare a meno tanto del parlato quanto della proiezione del film, non necessari ai fini della resa quando il linguaggio gestuale della compagnia Ultima Vez la sa raccontare così bene ed arriva così forte nelle viscere di tutti.

Francesca Camponero

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Inoltre forniamo informazioni sul modo in cui utilizzi il nostro sito alle agenzie pubblicitarie, agli istituti che eseguono analisi dei dati web e ai social media nostri partner. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi