Badke, ieri sera a Ferrara l’inaugurazione della rassegna dedicata al Mediterraneo

Badke©DannyWillems03bis

Badke, spettacolo in prima nazionale e in esclusiva per l’Italia, ha inaugurato ieri sera la sezione della rassegna di danza contemporanea che ogni anno il Teatro Comunale di Ferrara dedica a un diverso territorio. Dopo Giappone e Canada, quest’anno l’attenzione è rivolta a Palestina, Israele e Tunisia, tre paesi, accomunati da antichissima cultura e vicende storiche assai complesse, che si affacciano sul Mediterraneo

Badke, il primo degli appuntamenti in programma, ha visto protagonisti dieci danzatori palestinesi impegnati in un progetto sviluppato con i coreografi Koen Augustijnen e Rosalba Torres Guerrero, insieme al drammaturgo Hildegard De Vuyst della compagnia belga Les Ballets C de la B diretta da Alain Platel in collaborazione con il Royal Flemish Théâtre di Bruxelles e il Centro di cultura A.M. Qattan Foundation di Ramallah.

KVS_Badke©DannyWillems-7020A chiarire senso e complessità di questa coreografia è sufficiente l’emblematico titolo.

Il termine Badke, infatti, altro non è che l’anagramma di “Dabke”: una danza popolare palestinese, molto comune nei paesi di origine dei danzatori provenienti dalla Galilea, da Gerusalemme, da Ramallah. Una danza che viene declinata da sempre in molti modi diversi: è il ballo gioioso e giocoso che accompagna i matrimoni e le celebrazioni festive, ma è anche la danza espressione dell’identità nazionale che racconta di un popolo in guerra.

KVS_Badke©DannyWillems-6044Di questa complessità lo spettacolo presentato a Ferrara offre una straordinaria testimonianza grazie alla capacità del gruppo che si è costituito (e che ha presentato Badke in tutto il mondo con grande successo sin dal debutto nel 2013 a Zurigo) ed è riuscito ad amalgamare le competenze coreutiche più lontante: chi è specializzato nell’hip hop, chi nelle arti circensi, chi in danza contemporanea, chi nella capoeira. Da questa ricchezza di stimoli è nato uno spettacolo travolgente in cui si alternano momenti di forte vitalità ed energia a momenti in cui la scena è pervasa da una forte inquietudine. E’ questo il risultato dell’impegno di un gruppo di solisti di grande qualità e della capacità dei coreografi di trasformare l’energia dei singoli in un progetto drammaturgico godibile e coinvolgente. Ma è anche il risultato di un lavoro costruito in momenti e condizioni davvero non facili. Le prove si sono svolte tra Beit Jala (vicino a Betlemme), Ramallah e Bruxelles, con un certo rischio, in Palestina, di spostamenti illegali e pericolosi, e tutto ciò ha segnato in modo profondo e positivo il lavoro rendendo ancor più speziato e combattivo l’intero insieme.

Il 29 ottobre, al termine dello spettacolo, i danzatori e i coreografi saluteranno il pubblico in un incontro coordinato da Marinella Guatterini, critico di danza. A conclusione della serata il Teatro ha offerto al pubblico presente una degustazione di falafel – tipico piatto della tradizione del Medio Oriente costituito da polpettine speziate a base prevalente di legumi – proposte dal ristorante “381 Storie da Gustare” nelle sale del Ridotto.

[Tutte le foto sono di Danny Willems]

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